L’Elba, perla della Toscana dove i vini profumano di fiori

Si narra che quando la dea Afrodite uscì dal mare per raggiungere Eros, la sua collana si ruppe e sette gemme finirono in acqua rimanendo a galla. Col tempo queste si popolarono e diedero alla luce le terre emerse dell’arcipelago Toscano. Stando invece alla geologia, sono il risultato del vecchio crinale che univa l’Italia alla Corsica e che affiora per disegnare queste isole. Leggenda e verità, cuore e cervello: la dualità dell’essere umano ci consente di scegliere quale storia preferiamo. Il risultato finale però non cambia, perché l’arcipelago bagnato dal mar Tirreno è uno spettacolo di rara bellezza. E l’isola d’Elba è la sua gemma più grande e affascinante, formata da 147 chilometri di coste variegate per conformazione, profili, colori, baie da sogno su cristalline acque che riflettono falesie, faraglioni, colli. Un paesaggio incantato, nel quale da appena due anni ha trovato terreno fertile un progetto nuovo di imbottigliamento. L’azienda si chiama “Chiesina di Lacona” e stupisce la qualità che il suo patron, Filippo Alampi, è riuscito ad imprimere fin da subito ai suoi prodotti, che sono la summa e l’innovazione della tradizione elbana, i cui vitigni autoctoni Ansonica, Aleatico e Procanico sono gli stilemi di una cultura enoica tra le più interessanti del panorama regionale e italiano, anche se spesso dimenticata.

Le origini

Le origini della viticoltura sull’isola d’Elba vanno ricercare tra il popolo di matrice greca dei Focesi. Seguirono gli Etruschi, i Romani, un medioevo ricco e florido, ma il massimo splendore si raggiunse sul finire del 1800, anche grazie ai provvedimenti voluti da Napoleone durante il suo esilio: un quinto della superficie isolana divenne vitata. Nella parte Sud dell’isola, fra il golfo Stella e il golfo di Lacona, separati dal promontorio di Capo Stella, opera Chiesina di Lacona. Oggi guidata da Filippo Alampi, l’azienda fu acquistata dal bisnonno materno Carlo Fiocchi intorno al 1947. «Per questo – dice Filippo – la considero un’azienda di famiglia. In quel periodo la terra veniva lavorata manualmente o con attrezzi a trazione animale. La vigna veniva zappata due volte all’anno con lo “zappone” a due denti, con cui si compivano anche i lavori di scasso».

Il tempo trascorre e la terra passa di mano. Di padre in figlia, l’azienda viene ereditata da Maria Alessandra Borletti, che assieme al marito Claudio Alampi, agronomo, sceglie di trasferirsi all’Elba per riqualificare la tenuta e darle un indirizzo propriamente viticolo, grazie anche alla scoperta di un francobollo di terra coltivata a viti secolari. Dopo qualche anno, tuttavia, Claudio inizia ad occuparsi di progetti di cooperazione nel mondo e la decisione successiva è quasi scontata: vendere le uve ad altre cantine.

La scelta

Il 2018 è l’anno della grande svolta per Chiesina di Lacona. Filippo Alampi si trova davanti tre strade possibili: «vendere l’azienda, affittare i vigneti a terzi, oppure rilanciare con la vinificazione in autonomia, iniziando a produrre e commercializzare i miei vini». L’imprenditore – già al timone di Fattoria Ramerino in quel di Bagno a Ripoli, Firenze, dove si produce olio extra vergine di oliva biologico di alta qualità – imbocca la terza strada. «Ho capito – spiega – che avevo voglia di intraprendere una nuova avventura. Vengo a sapere che un produttore aveva smesso di lavorare e decido di comprare la sua attrezzatura, dando un’importante accelerata al progetto. Inizialmente ci siamo concentrati sui vini bianchi e con la vendemmia 2020 abbiamo introdotto anche un rosso, un rosato e un Aleatico».

Il mare, che si trova ad appena 300 metri in linea d’aria dagli 8 ettari di vigna della tenuta, plasma un microclima ideale per la viticultura, con temperature miti in inverno, scarsità di piogge estive, provvidenziale beneficio dei venti. «Il soleggiamento della piana di Lacona è il più generoso di tutta la Toscana, con una media giornaliera annuale che supera le 7 ore, mentre i terreni argillosi, sabbiosi, ricchi di scheletro, sono perfetti per l’espressività delle varietà locali: Trebbiano (in loco Procanico), Sangiovese, Ansonica e Aleatico quelle piantumate in primis dall’azienda, a cui dal 2000 si sono aggiunte Vermentino e Viognier».

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