“Lei aspetta”, nuovo singolo di Lorenzo Semprini

Lorenzo Semprini, rocker riminese e leader dei Miami & The Groovers, svolta sulla lingua italiana nell’anno del 700° Dantesco. Dai “Glory days” da lui inventati per omaggiare Springsteen e la musica d’Oltreoceano in inglese, Semprini vira sull’italiano per il suo nuovo album, anticipato dal singolo “Lei aspetta”.

Semprini, lei è un rocker, per formazione e mentalità. Però non disdegna momenti più romantici. Cosa vuole dirci con questa nuova canzone?

«“Lei aspetta” è un brano rock, le chitarre suonano e risuonano, anche grazie alla ottima produzione di Gianluca Morelli. La grande novità, per me, che è cantato in italiano dopo 20 anni di canzoni scritte e realizzate in inglese. Abbiamo curato molto ogni aspetto di questo brano, dal testo al suono, alla scelta dei musicisti fino alla copertina del singolo. “Lei aspetta” descrive l’eterno conflitto tra ciò che ci rende fragili e vulnerabili e ciò che vorremmo dire, fare ed urlare ogni giorno. La fragilità può essere data dalla paura, da uno sbaglio, dalla mancanza di qualcosa o di qualcuno, ma come nel ritornello della canzone, arriva un momento di resistenza, liberatorio e di riscatto».

Dove è stato registrato e chi suona con lei nel pezzo?

«Il brano è stato registrato a Rimini al Deck Recording Studio con l’apporto musicale di due Groovers come Marco Ferri alla batteria e Beppe Ardito alla chitarra solista, il basso di Francesco Pesaresi, l’organo Hammond di Riccardo Maccabruni dei Mandolin Brothers, le chitarre elettriche, cori e la produzione di Gianluca Morelli, oltre alla mia chitarra acustica e alla mia voce».

Questo nuovo singolo fa parte di un album? Quando uscirà?

«Sì, è il primo passo verso la produzione del mio primo album in italiano da solista. Volevo confrontarmi dopo 20 anni di Miami & The Groovers, con cui naturalmente continuo a suonare, con altri musicisti e raccontare le mie storie nella nostra lingua, anziché l’inglese. Sono nate 12 canzoni, con 22 musicisti diversi e le liner notes di Massimo Cotto che accompagneranno l’uscita dell’album che avverrà tra settembre e ottobre, anche se ci sarà la possibilità di averlo due mesi prima per coloro che aderiranno al crowdfunding che partirà tra pochi giorni e che darà la possibilità esclusiva di avere alcune versioni limitate di cd, vinili ed anche un libro di 12 short stories che ho scritto in questi mesi. È un lavoro che ha richiesto tanta dedizione, impegno, energie e tempo, ma che mi ha davvero soddisfatto tantissimo e che è nato comunque da un nucleo di 4 persone e che oltre a me comprende Pablo Angelini, Francesco Pesaresi e Gianluca Morelli».

Ci parli del video collegato.

«Il video è stato girato negli spettacolari corridoi e piani dell’Admiral Art Hotel di Rimini, che al suo interno ha delle opere d’arte davvero speciali a firma di Andy Warhol, De Chirico e altri artisti. Il video segue il mood del brano con la protagonista, Miriam Canti, che dovrà cercare e trovare una via d’uscita a un senso crescente di angoscia e paura. Nel video compaio anche io nei ritornelli, la parte liberatoria del pezzo, ma non vorrei svelare altri dettagli, se non quello che la nostra città, Rimini, sarà riconoscibile da alcune riprese fatte. Inoltre alla fine del video c’è una sorpresa che mette un grande punto interrogativo a tutto».

Lei è un animale da palco, nella sua carriera ha provato anche l’emozione di calcare le stesse assi di Bruce Springsteen. Quanto le manca suonare dal vivo e cosa pensa in generale del lockdown dello spettacolo?

«Credo che sia mancato a tutti, sia per chi va su un palco, sia per chi si siede in platea. La musica è condivisione, scambio di adrenalina ed energia, niente potrà mai sostituire il contatto umano tra artista e spettatore. Mi auguro che il mondo della cultura venga supportato a dovere da qui ai prossimi anni».

Quando e dove tornerete ad esibirvi con i suoi Miami & The Groovers?

«Molto presto, stiamo cercando di costruire pezzi nuovi per un album, ma sicuramente quando riaccenderemo gli amplificatori avremo la solita voglia e determinazione a fare un gran concerto».

Cosa dovrebbe inventarsi la Romagna, che è sempre all’avanguardia, per risollevare le sorti della musica dal vivo?

«Sinceramente non ho ricette sull’argomento, spero che da parte dei vari organizzatori ci sia la voglia, la curiosità e a volte il coraggio di proporre sempre più musica originale, perché ci sono davvero tanti artisti e band che scrivono ottime canzoni ma che non sempre trovano spazi per proporle, la Romagna resta una zona ricca di talenti e buone cose da scoprire e ascoltare».

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