Legionella in hotel, albergatore riminese accusato di epidemia colposa

RIMINI. Per via di una doccia in albergo un turista si ammalò di Legionella, rischiando addirittura di morire, sebbene poi l’uomo sia guarito senza conseguenze. Per quella vicenda il titolare dell’hotel, un riminese difeso dall’avvocato Maurizio Ghinelli, sarà processato domani 5 febbraio 2020 con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Rimini Vinicio Cantarini. L’accusa ipotizzata dalla procura è epidemia colposa (un combinato degli articoli 438 e 452 del codice penale) sebbene, a quanto risulti, il contagio non si estese ad altre persone. I fatti risalgono alla primavera 2019. Una volta di ritorno dalla vacanza in riviera il turista, un cinquantenne residente nel Nord d’Italia, cominciò ad avvertire dei seri disturbi respiratori e fu ricoverato per due settimane nell’ospedale della propria città di residenza.

Scoprì così che era stato contagiato dall’insidioso batterio che si annida nell’acqua nebulizzata. Dalle analisi emerse, in particolare, che il paziente era affetto dalla forma più aggressiva e pericolosa, la legionella pneumophila. Le autorità sanitarie lombarde andarono alla ricerca del luogo di contaminazione. Calcolando i tempi di contagio si risalì all’albergo riminese dove l’uomo, cliente abituale della struttura, aveva trascorso dei giorni di relax assieme alla moglie (che non si ammalò). Igiene e sanità pubblica informarono la procura e la pm Paola Bonetti aprì un’inchiesta affidata ai carabinieri dei Nas di Bologna. L’imprenditore, che punta all’assoluzione, dimostrò di avere effettuato la periodica manutenzione degli impianti termo-sanitari e sostenne di avete sempre avuto una corretta gestione delle temperature nella rete di distribuzione interna. La difesa contesta tra l’altro la stessa imputazione provvisoria: a suo avviso non si può parlare di epidemia di fronte a un singolo caso di contagio. a.r.

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