Le risposte che l’Italia si aspetta

La campagna elettorale che ci porterà al voto il 25 settembre è partita nel peggiore dei modi. Più che a un dibattito sulle diverse ricette per curare l’Italia dai tanti mali che l’affliggono, si assiste a continui scambi di accuse: le ingerenze della Russia nel voto dopo le dichiarazioni dell’ex premier Medvedev (che ha invitato gli europei «a punire i vostri governi idioti»), la polemica sulla presenza della fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia e i suoi legami con il neofascismo. Due tasti suonati dal Pd e destinati a colpire nell’ordine Salvini e Berlusconi, per i loro rapporti imbarazzanti con Putin, e Meloni per vecchie dichiarazioni in cui riabilitava Mussolini e un passato ingombrante.
Vicende non secondarie per la vita pubblica che stanno oscurando tutto il resto. Fuori, intanto, nel Paese reale famiglie, commercianti e imprenditori sono alle prese con la stangata sull’energia – come ha raccontato anche il Corriere Romagna – e cifre da capogiro da pagare per assicurarsi la fornitura di luce e metano.
Una crisi con pochi precedenti che sta allarmando anche Confindustria e ha portato il Sole 24 ore a titolare venerdì “Caro bollette, industria al tappeto”. Temi che, si spera, saranno trattati in questi giorni a Rimini nell’ambito del Meeting di Comunione e Liberazione che sta portando in città i big della politica e dell’economia, a partire dal presidente del Consiglio Draghi.
Le domande che arrivano dalla società civile sono tante, alcune anticipate da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, in una lettera al Corriere della Sera.
A Letta, Di Maio, Tajani e agli altri ospiti già citati il compito di dare risposte credibili. Prima che la guerra in corso – oltre alle vittime innocenti – spenga macchinari e lampadine, abbandonando gli italiani al buio e alla disperazione. Ovvero, alla canna del gas.

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