Il Natale è ormai alle porte e i preparativi che si ripetono ciclicamente con la stessa ritualità sono a buon punto: in tanti nel periodo natalizio acquistano per i loro cari regali simili a quelli dell’anno prima, addobbano albero e presepe con le decorazioni che si hanno in casa da una vita, preparano gli stessi menu e trascorrono i giorni delle Feste insieme ai parenti e agli amici più stretti. Ma quest’anno, per molte persone, non sarà così: la tavola imbandita avrà qualche posto in meno, tutti quelli che vivono fuori Regione e, anche laddove il ricongiungimento sia possibile, l’atmosfera sarà comunque diversa. Saranno i nonni i grandi assenti del Natale, se si considera il punto di vista dei più piccoli, già preoccupati di non sapere se Babbo Natale riuscirà lo stesso a consegnare i regali. Sarà per loro un Natale diverso, sotto tanti punti di vista. «L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di ‘sfinimento da Covid’, riferendosi a uno stato generale delle persone, causato dalle limitazioni e dalle preoccupazioni personali e sociali, che stiamo vivendo e da questo discorso non sono tenuti fuori i bambini» spiega Sandra Nicoletti, psicologa- psicoterapeuta attiva sul territorio ravennate e non solo, e che collabora con il Servizio SERES, per problematiche scolastiche ed educative, presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna.

«I dati delle ultime ricerche sul disagio giovanile (dai 3 ai 18 anni) – continua la dottoressa Nicoletti – evidenziano un aumento dei disturbi ansiosi, del sonno e del comportamento nei più piccoli e da somatizzazione nei più grandi. Ciò che si dovrebbe fare per contrastare questi sintomi è tentare di normalizzare la quotidianità e di puntare, per quanto è possibile, sulla socializzazione».

Concentrarsi sull’attesa del Natale e su tutte quelle sensazioni positive, come gioia e eccitazione, è la giusta modalità per trascorrere un Natale sottotono come questo. «È molto importante far vivere i bambini in un contesto accogliente e strutturato. Bisogna mantenere le routine e far sì che le giornate siano contrassegnate, comunque, da attività e piccoli impegni. Tutto in un clima di ‘disciplina sensibile’ contrassegnata, cioè, da elasticità e flessibilità mantenendo ritmi legati al gioco e anche ai compiti».

Il confinamento è uno dei tasti più dolenti. «È difficile far capire ai bambini perché non possono vedere i nonni o i compagni. Spesso le ragioni del Covid non tengono davanti a un abbraccio negato. Nella mia recente esperienza mi è capitato di vedere un bambino che, messo di fronte a uno schermo attraverso il quale poteva interagire con i nonni, si è alzato e se ne è andato perché la frustrazione di non poterli toccare era troppo grande». Ciononostante i mezzi di comunicazione rimangono una delle migliori possibilità di rimanere in contatto con le persone amate.

Sono inoltre tantissimi i bambini e gli adolescenti che hanno paura di prendere il virus. «Ci sono molti giovani che si sono chiusi in casa, perché nei confronti di una situazione di minaccia per la propria ed altrui salute, hanno risposto con ansia. Se l’iperattivazione sia a livello fisico che mentale (arousal) è funzionale per fronteggiare un’emergenza, il perdurare di tale stato nel tempo può causare difficoltà, che viene affrontata proprio evitando la situazione stressante. Ora come non mai è utile continuare a mettere in atto le strategie che la scienza ci ha indicato, come l’uso della mascherina, l’igiene delle mani e il distanziamento, ma anche cercare di riportare un senso di normalità adattandoci con flessibilità alle restrizioni o alle limitazioni; il tempo ‘liberato’ dagli impegni può essere arricchito con routine sane attuabili anche nello spazio domestico. Questa è la sfida della resilienza, cioè la capacità di affrontare e superare reazioni emotive negative transitorie e fisiologiche dovute alle restrizioni che stiamo affrontando, aumentando il senso di controllo. La parte più difficile è quella legata al distanziamento sociale, il nostro cervello è un organo sociale modellato dall’esperienza, i cervelli si regolano reciprocamente durante l’interazione soprattutto in situazione di stress e di disagio, ma il comportamento umano è naturalmente flessibile e stiamo imparando in fretta».

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