Le pitture che non inquinano e l’oasi immersa nella natura

Claudio Balestri è il presidente di Oikos la pittura ecologica, una delle principali aziende internazionali nella produzione di pitture naturali interni ed esterni. Sede e stabilimento a Gatteo, dal 1984 Balestri ha anticipato i valori della sostenibilità e dell’ambiente, intraprendendo a soli 27 anni la sua attività nel settore della chimica con una visione pionieristica: ricercare soluzioni innovative per produrre pitture che non inquinassero l’ambiente e garantissero la salute delle persone. Oggi l’azienda impiega 127 dipendenti e registra annualmente un fatturato di 30 milioni di euro. Un anno fa, in piena pandemia, Balestri ha fondato l’Oasi della riviera del San Bartolo, un’oasi naturale di 130.000 mq di straordinaria bellezza tra Marche e Romagna, un promontorio sulla Baia Vallugola.

Presidente Balestri, lei come si connette questo progetto con la sua attività imprenditoriale?

«È stato un passaggio naturale, perché dopo aver maturato un’esperienza di 40 anni, è giunto il momento di trasmettere alle persone i valori che ritengo più importanti. La Fondazione Oasi è il risultato ideale, un luogo di incontro, di formazione e anche di divulgazione dei temi che hanno guidato la mia vita imprenditoriale».

Ci sono state difficoltà nella realizzazione di questo progetto?

«Tutt’altro. Ho avuto e continuo ad avere adesioni da persone che si sentono felici di poter contribuire a quest’opera. Ha richiesto grande organizzazione, ma lavorare insieme piuttosto che singolarmente è la caratteristica fondamentale per la riuscita di ogni impresa».

Il 2 giugno all’Oasi si celebrerà la “Giornata per una Pace senza confini”. Come è nata l’idea di questo evento?

«L’intento è quello di ricordare a tutti, specialmente alle nuove generazioni, quanto sia importante ricercare soluzioni con la pace, e non attraverso i conflitti armati, andando oltre ogni confine o bandiera. Conflitti armati che, purtroppo, sono tuttora in corso in circa 60 Paesi nel mondo e portano ogni giorno a numerosi e tristi episodi di uccisione, violenza e persino annientamento di intere popolazioni. Volevamo unire le persone in un’azione collettiva tesa a coinvolgere il mondo dell’arte visiva, musicale, artigianale e culturale, perché crediamo che la cultura sia il più forte veicolo espressivo e di sensibilizzazione verso questi temi».

Si sente un mecenate?

«Se si definiscono così le persone che mettono a disposizione risorse proprie per l’arte, la cultura, il benessere collettivo, può essere. Mi sento una persona che vuole trasformare le parole in atti concreti».

Cosa pensa del green washing, la pratica secondo la quale molte imprese fanno leva sulla sostenibilità ambientale pur non apportando serie politiche in questo senso?

«Purtroppo è una brutta abitudine che fa parte dell’essere umano cercare di trarre benefici sfruttando un argomento che dovrebbe essere per gli imprenditori una regola base di comportamento. Il ruolo degli imprenditori non è fare soltanto business, ma promuovere cultura e valori collettivi».

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