“Le nozze di Figaro” in replica all’Alighieri di Ravenna

Niente sipario a preparare la “sorpresa” della scena: o, meglio, solo un sipario “ideale” tra il pubblico che entrando prende posto in platea e nei palchi, e i cantanti che, chiacchierando e aggiustando gli ultimi dettagli in palcoscenico, attendono di dare inizio alla rappresentazione. Non è solo “teatro nel teatro”: la regia di Ivan Alexandre della Trilogia d’autunno dedicata a Mozart-Da Ponte allestita in questi giorni al teatro Alighieri per il Ravenna festival, chiama lo spettatore a guardare la scena almeno un poco con gli occhi dell’interprete, sempre sul filo della finzione, è vero, ma lasciando intuire riti e meccanismi non del tutto lontani dal vero. Allora ecco, secondo il disegno scenografico di Antoine Fontaine, i tavolini a specchiera, il baule e gli arnesi di scena attorniare la scatola scenica vera e propria, quella sì, celata alla vista del pubblico dalle tele/tende che, tirate e distese al ritmo del dramma, disegnano lo spazio. A decorare i mobili fondali nelle Nozze di Figaro – il primo dei tre titoli che si susseguono una sera dopo l’altra nell’allestimento proveniente dai teatri di Versailles e di Drottningholms – sono i segni di antichi manoscritti, le pieghe macchiate dal tempo di stampe d’archivio, mentre a servire la scena centrale bastano un leggero materasso, un letto, una sedia.

Essenziale, senza dubbio, vien da pensare a una sorta di carro di Tespi, una compagnia di giro. E nel dipanarsi della “folle giornata” come per gioco i piani della narrazione si confondono: su e giù e attorno al palco, c’è chi sbircia l’azione, chi si prepara a essa, chi agisce e chi attende, nello stesso spazio, sullo stesso piano, il “fuori” e il “dentro” sono un’idea, lungo un confine permeabile, regolato solo dal ritmo di un canovaccio condiviso con il pubblico, e con la musica.

Appunto, la musica. Quella straordinaria di Mozart, che riveste e si rispecchia in ogni piega del testo di Da Ponte, musica generosa, capace sempre di conquistare chi ascolta, anche il pubblico internazionale di questi giorni, nella lettura corretta ed equilibrata, ma non sempre brillante, del giovane Giovanni Conti sul podio dell’Orchestra Cherubini. Quasi a contenere il gesto anche troppo farsesco di alcuni degli interpreti: primo tra tutti quello di Figaro, ovvero l’applauditissimo Robert Gleadow, voce duttile e potente, indiscutibili doti attoriali, eppure sempre un poco sopra le righe. Contornato da un cast ben assortito tra cui certo spiccano Lea Desandre nei panni del giovane Cherubino – mirabili le sue “canzonette” – e Arianna Vendittelli efficace nel ruolo della scaltra Susanna, e anche Ana Maria Labin come Contessa. Tra le voci maschili, convincente quella di Almaviva-Clemente Antonio Daliotti. E, a ben completare il quadro, Manon Lamaison (Barbarina) e Valentina Coladonato (Marcellina).

Lo spettacolo si replica questa sera alle 20.30.

Info: 0544 249244 oppure www.teatroalighieri.org

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