RIMINI. Il 6 luglio scorso è morto Ivo Sassi (Brisighella 1937 – Faenza 2020), lo straordinario artista dalle molteplici capacità espressive, uno dei principali maestri ceramisti operanti a Faenza a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
Dopo la Scuola di disegno, sotto la guida di Pino Parini, nel 1950 Sassi frequenta l’Istituto d’arte per la ceramica di Faenza, diventando allievo e collaboratore di Angelo Biancini. Dopo il diploma segue le lezioni di Francesco Nonni alla Scuola “Tommaso Minardi” di Faenza e si abilita all’insegnamento. Inizia la sua carriera artistica come pittore, rivelando le ottime capacità che lo portano a essere premiato alla prima edizione del “Silvestro Lega” a Modigliana, a quella del Nazionale di pittura estemporanea a Faenza e al Concorso nazionale di Marina di Ravenna. Dal 1954 lavora nella bottega di Carlo Zauli fino al 1959 quando apre un proprio laboratorio e si dedica quasi esclusivamente alla ceramica, intesa principalmente come tecnica scultorea anche se non trascura la produzione più tradizionale. Inizia a partecipare ai concorsi d’arte ceramica di Faenza, Gualdo Tadino, Cervia, Gubbio e Rimini ricevendo ovunque consensi e riconoscimenti importanti come il “Premio Faenza” al 28° Concorso internazionale della ceramica d’arte contemporanea.
Dal 1965, come è comune ai grandi, la sua produzione di sviluppa per cicli che scandiscono la sua progressiva autonomia formale, iniziando da “Era tecnologica” e “E.t. genesi” per arrivare ai “Fuochi”, alle “Sfere”, ai “Nodi”, ai “Drappi”, alle “Ruote”, agli “Scudi”, alle “Steli” verticali, ai “Totem”, alle grandi istallazioni e tanto altro. Un trionfo di forme geometriche e organiche, indipendenti o commiste con fessurazioni, spaccature e inclusioni, fatte di materia bianca o policroma, oppure nera con oro e argento o semplicemente del colore dell’argilla e del ferro.
Invitato ad Arte fiera di Bologna nel 1985, l’anno successivo è presente alla 6ª Quadriennale d’arte nazionale di Roma, è selezionato per la 2ª Biennale d’arte romagnola nel 1997 e per la Biennale di Venezia del 2011.
Una lunga serie di personali caratterizza l’attività di Sassi: da Faenza nel 1988, dove ritorna nel 2007, a Lugo nel 1992, a Ravenna nel 1994, a Brisighella nel 1996, a Bagnacavallo nel 2001, Cesena e Cesenatico nel 2009. Dalla fine degli anni 80 inizia a produrre le sue istallazioni monumentali pubbliche, la “Grande Nike” (1988-89) a Brisighella, il “Grande fuoco” (1990-91) a Faenza, la “Colonna rossa” del 1996 a Bagnacavallo, la “Verticale rossa” del 2002 a Cesena, fino a “Le steli”, le 3 colonne in refrattario policromo della rotonda “Donatori di sangue” a Faenza del 2012.
Sempre presente agli eventi internazionali più importanti, nel 2010 realizza la grande stele per l’Expo di Shanghai. Un ampio repertorio dei suoi cicli produttivi più importanti viene presentato nell’estate del 2014 ai Magazzini del Sale di Cervia nella mostra “Ivo Sassi. La spada, lo scudo, la corona” curata da Beatrice Buscaroli e Silvana Costa. In questa occasione l’artista conferma la sua continua ricerca di rinnovamento e di sfida con la materia per combinare nelle grandi opere la ceramica e il ferro. Una operazione che è una sfida ardua e difficile che lui affronta con successo.
L’ultimo omaggio all’artista è la duplice mostra del 2017 a Brisighella e a Faenza curate da Franco Bertoni ed Ennio Nonni.

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