Le “mazzole” dell’Adriatico nel pennello dei romagnoli

RIMINI. La gallinella è un pesce che cambia nome a seconda delle regioni italiane. In Romagna è la mazzola, facile da trovarsi, di buon sapore e non costoso, con il limite della testa grossa e di essere pieno di spine. Per queste caratteristiche l’uso più comune è per il brodo, le zuppe e per il brodetto di pesce. Pellegrino Artusi la chiama pesce cappone per il suo speciale caciucco, mentre per Ada Boni diventa capone, testa grossa, per i suoi brodetti adriatici… La mazzola possiede la singolare “bruttezza” della grossa testa rossa con la bocca enorme che si contrappone al corpo affusolato di colore rosato, che le conferiscono un aspetto graficamente stimolante che piace agli artisti. La si ritrova in rare occasioni ritratta quale soggetto unitario per rappresentare il pescato come nel caso di Fortunato Teodorani (Cesena 1888 – 1960) che ne inserisce un paio avvolte in carta di giornale nella tela del 1929 dedicata alle “Quattro stagioni”, uno dei suoi temi periodicamente trattati con grande successo. Si tratta di un inserimento di insuperabile maestria per veridicità e naturale freschezza. Un esemplare solitario è quello che dipinge Gaspare Gambi (Ravenna 1889 – 1968) collocato in un angolo della cucina stipato di elementi compositivi: verdure, ortaggi, strumenti, un granchietto, una capasanta e tanto altro. Una natura morta molto costruita, ritratta con magistrale abilità calligrafica, nobilitata dall’aristocratica mazzola con le pinne pettorali a forma di ventaglio in bella evidenza: un monumento al centro della composizione. Un più ampio gruppo di artisti la dipinge come elemento complementare fra i pesci e i molluschi dell’Adriatico. La destinazione gastronomica è chiaramente espressa nel titolo del bellissimo pastello “I pesci per il brodetto” eseguito da Emilio Filippini (Cattolica 1870-1938): due mazzole adagiate sul dorso di una bella sogliola e sull’addome di una rana pescatrice e altri pesci nascosti. Sopra uno scolatoio d’acciaio, un cagnetto, una grossa mazzola, una sogliola con al centro mezzo limone molto depisisiano come la costruzione della scena, la scelta dei colori e la pennellata rapida e interrotta, è il brodetto di Elio Morri (Rimini 1913-1992). Lo scultore riminese più conosciuto a livello nazionale, lo dipinge nel 1954 in occasione della serata conviviale dei pittori riminesi al Ristorante Giardino “da Bruno”, dove il proprietario, dal 1953, nel periodo di carnevale è solito invitare a cena artisti e intellettuali locali mettendo a loro disposizione il materiale per dipingere quadri che andranno a decorare le pareti del ristorante. Altrettanto grossa è quella dipinta nel 1955 da Demos Bonini (Rimini 1915 – 1991) assieme a un paio di sgombri, una manciata di canocchie e un paio di pescetti rosa non ben definiti, disposti su un foglio di carta gialla. Una pittura robusta ben delineata che rimanda alla sua frequentazione dello studio romano di Renato Guttuso alla fine degli anni Quaranta. Su carta gialla e fogli di giornale anche Giovanni Sesto Menghi (Rimini 1907 – Longiano 1990) dispone la varietà dei suoi pesci freschi tra i quali alcune mazzole polemizzando contro “i surgelati”. Il ricordo delle lezioni estive riminesi di Filippo De Pisis è ormai lontano ma resta ben evidente una sorta di “marchio di fabbrica” difficile da cancellare

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