Le leghe rosse degli operai e dei contadini e i circoli ricreativi

Nel luglio del 1912, al XIII Congresso socialista di Reggio Emilia, torna a vincere la corrente rivoluzionaria del Partito: Costantino Lazzari (1857-1927) è eletto segretario nazionale e Benito Mussolini (1883-1945), poco più che trentenne, assume la direzione dell’Avanti!. Mussolini, segretario della federazione socialista di Forlì, conosciuto e apprezzato in tutta la Romagna per il suo intransigente radicalismo, è considerato l’uomo nuovo del progressismo italiano; il suo giornale, La lotta di classe, portavoce della Federazione collegiale socialista forlivese – il primo numero esce il 9 gennaio 1910 –, è il periodico più seguito dalla Sinistra; la tiratura di 2.500 copie lo classifica al primo posto tra i settimanali politici italiani più venduti. Sulle colonne di questo periodico il “Maestro di Predappio” – epiteto che specifica il titolo di studio e il luogo di nascita di Mussolini – propugna un socialismo virile, che stimoli e cavalchi «la spinta rivoluzionaria del proletariato»; un socialismo ardimentoso, in perfetta sintonia con le aspirazioni dei riccionesi.

I riccionesi, infatti, conquistati dal talento giornalistico di questo personaggio, in previsione delle elezioni politiche dell’ottobre del 1913 ricostituiscono la Sezione del Partito socialista. C’è, da parte dei dirigenti, la convinzione che i tempi siano maturi per sensibilizzare i lavoratori alla lotta di classe e portarli alla «completa emancipazione» dagli sfruttatori. Il turno elettorale, del resto, è della massima importanza: per la prima volta si vota a suffragio universale maschile con gli elettori che passano da tre a otto milioni. La nuova legge elettorale, approvata nel maggio del 1912 dopo anni di accesi dibattiti, consente il voto a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 21 anni, anche ai nullatenenti e agli analfabeti, purché abbiano prestato il servizio militare.

Le urne assegnano al Partito del “Sol dell’avvenire” (PSI) un ottimo risultato, anche se inferiore alle aspettative. Con i 52 deputati e gli 883.000 voti ottenuti, i socialisti diventano la seconda forza politica del Paese dietro al composito schieramento dei conservatori e dei liberali.

Con la direzione di Mussolini l’Avanti! accentua gli attacchi al governo e alla corrente moderata del Partito: inneggia alla ribellione, incoraggia le agitazioni sindacali, incita le masse allo sciopero generale e … raddoppia la tiratura. In questo momento la compagine socialista registra 47.000 iscritti e 1.542 sezioni. Tra queste c’è anche quella di Riccione, reduce da una serie di significativi successi. Per iniziativa della dirigenza nei mesi di marzo e aprile del 1914 sorgono tre organizzazioni operaie legate al Partito: la Lega dei muratori e manuali, la Lega dei falegnami e la Lega dei carrettieri. La Lega dei muratori e manuali, che combatte lo strapotere dei capimastri e degli imprenditori, all’atto della sua costituzione ha l’adesione di 100 soci; dopo appena 15 giorni il numero è duplicato. La Lega dei lavoratori del legno si compone di 25 tesserati, mentre la Lega dei carrettieri ha in organico 27 soci (cfr. La lotta di classe, 21 marzo e 4 aprile 1914).

Coordinato il ceto operaio del paese nelle sue variegate diramazioni, i socialisti riccionesi iniziano ad allargare il raggio di azione propagandistico anche alla campagna, da sempre punto debole della loro manovra politica. I lavoratori della terra vivono ancora in uno stato di assoluta soggezione al padrone e soprattutto alla Chiesa, che considera le associazioni amministrate dai socialisti addirittura delle espressioni demoniache. La penetrazione tra i coloni avviene attraverso il contatto diretto e la diffusione di due pubblicazioni, il Foglietto dei contadini e Il contadino: opuscoli che cercano di far comprendere al mondo dei campi «la necessità di un distacco dalla tradizionale soggezione ai proprietari» per imporre «nuovi e più favorevoli rapporti di lavoro». Questa capillare opera di proselitismo è talmente efficace che all’inizio dell’estate del 1914 la “Lega rossa” dei rurali è già una forza «in grado di battersi a viso aperto con la parrocchia» (cfr. Angelo Varni, “I partiti di Sinistra e le organizzazioni sindacali dei lavoratori a Rimini dall’unità al fascismo”, in “Storia di Rimini dal 1800 ai nostri giorni”, vol. I, La storia politica, Bruno Ghigi Editore, Rimini, 1978; p. 239 e p. 245).

Sulla spinta di un rinvigorito radicalismo rivoluzionario, i progressisti riccionesi raccolgono una marea di consensi e la loro avanzata sembra inarrestabile. In paese essi dispongono di una Sezione molto intraprendente e di due Circoli ricreativi, Sole dell’avvenire e Ribelle, che attirano alla discussione politica tanti giovani orgogliosi di appartenere alla più “rossa” borgata del riminese. Una situazione di speranzosa attesa che, purtroppo, si interrompe il 28 giugno 1914. Quel giorno, come un fulmine a ciel sereno, arriva l’imprevedibile: l’attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico. Un fattaccio che modificherà lo scacchiere della politica imprimendo agli accadimenti un turbinio di concatenazioni che porteranno alla Grande guerra europea. Di questa immane sciagura, che muterà il corso della storia e inciderà fortemente sulla vita sociale ed economica di Riccione, diremo nelle prossime “Pagine”.

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