Le elezioni politiche del maggio 1921

Oltre a socialisti, comunisti, popolari e repubblicani nelle politiche del 15 maggio 1921 abbiamo anche un “Blocco” – termine che indica coalizione – di liberali, democratici, social riformisti e nazionalisti. In questo raggruppamento trovano collocazione anche i fascisti. E dei fascisti è bene iniziare a centellinare qualche parola. Questa compagine fondata a Milano il 23 marzo 1919 da Benito Mussolini (1883-1945) ha un progetto politico molto fumogeno, che si concentra sui valori del “combattentismo” e sulla “Vittoria” della Grande guerra ritenuta “mutilata”; simpatizza con i reduci, gli arditi, gli interventisti, i dannunziani, i futuristi, i sindacalisti rivoluzionari: gruppi eterogenei, divisi nei programmi, ma uniti da un acceso antisocialismo. Nel riminese il peso politico di questo collettivo di stravaganti personaggi è irrilevante. Germinal, voce autorevole e ascoltata del progressismo rivierasco, lo considera un “fenomeno” di nessuna importanza. «I cosiddetti fascisti – disquisiva fino al novembre del 1920 – che attualmente deliziano di loro presenza le principali città d’Italia, non formano un partito, non hanno una definita fisionomia politica, sono, in generale, degli ignoti». Ignoti, tuttavia, che non facevano mistero di condurre una lotta anche cruenta al dilagare del “bolscevismo” ritenuto responsabile, insieme con l’inettitudine del governo, dello sfacelo e dell’anarchia in cui versava il Paese e del suo impoverimento economico. Ignoti, che indossando la “camicia nera” simile a quella degli arditi nella Guerra del Quindici scorrazzavano per il Paese in “squadre d’azione – ovvero manipoli organizzati militarmente – imponendo con l’intimidazione e il sopruso il ripristino dell’ordine pubblico. Ignoti, che avevano un quotidiano, Il Popolo d’Italia, fondato e diretto dallo stesso Mussolini, considerato il loro Duce: termine volutamente pensato e scritto con la maiuscola. Ignoti, infine, che nel giro di poco più di un anno avrebbero stravolto gli equilibri della vecchia politica.

A Riccione, fino alla primavera del 1921, di “camerati” – così si chiamano tra loro i fascisti – non si sente neanche l’odore. La piazza, anche se litigiosa, è tutta rossa. Alcuni borghigiani, comunque, stanchi di ascoltare le solite litanie sulla lotta di classe e sulla rivoluzione bolscevica, cominciano in cuor loro a pensare di rinnovare il guardaroba di casa e di inserire nei cassetti del comò qualche camicia nera di ricambio. Solo nell’estate del ’22, come avremo modo di illustrare, la frazione balneare avrà il vero e turbolento impatto con i fascisti. Ma in quel periodo la situazione politica del Paese avrà assunto un’altra piega.

Chi alla vigilia delle elezioni del 1921 non fa mistero delle “nuove idee” nazionaliste è il conte Carlo Felice Pullè (1866-1962). L’ex medico condotto di Riccione non solo ha partecipato da volontario alla guerra, ma è stato anche tra i Legionari fiumani e dal settembre del 1919, in qualità di tenente colonnello medico, ha diretto prima i servizi sanitari dell’esercito italiano di Fiume, poi la Sanità civile della reggenza del Carnaro (cfr. Famija Arciunesa, aprile 1985, anno VI, n. 2). Pullè, carico di medaglie e di benemerenze patriottiche, sostiene il “Blocco nazionale” e la candidatura del vice ministro Pietro Sitta (1866-1947) (cfr. Germinal, 14 maggio 1921). A questa lista si affidano anche diversi marinai della Associazione Pietro Sghedoni, entrati in accesa polemica con la dirigenza del partito socialista riccionese.

Veniamo ai risultati elettorali. I socialisti racimolano 123 deputati e registrano, per la prima volta, una battuta d’arresto; il “Blocco nazionale” ne ottiene 265 – e tra questi, 10 nazionalisti e 35 fascisti tra i quali anche Benito Mussolini –; i popolari 108, i comunisti 15 e i repubblicani 6.

A Riccione il calo del “Sol dell’Avvenire” è tangibile ed emerge in tutta la sua portata nel raffronto con il precedente turno elettorale del 1919 (comparazione attendibile, giacché il numero dei votanti nelle due competizioni è equivalente): da 807 suffragi i socialisti passano a 580. I 158 voti acquisiti dai comunisti, fanno mancare all’appello della Sinistra 69 “compagni”. I popolari conquistano 105 preferenze guadagnando suffragi sia a San Lorenzino, loro roccaforte, che a Riccione. Le 51 schede andate al “Blocco”, tutte di provenienza progressista, rappresentano il fatto nuovo delle elezioni del ‘21. Il dato, sorprendente e inaspettato, certifica che la corsa al cambio di casacca è iniziata. Presto proseguirà senza freni e a rotta di collo.

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