Le Cucine popolari di Cesena preparano le nuove sfide

Dopo i primi tre mesi di attività le Cucine popolari fanno un primo bilancio e si preparano, dopo la pausa estiva, a rilanciare passando, da settembre, da 4 a 5 pasti offerti ogni settimana.

«L’associazione si è costituita sei mesi fa – ricorda Elena Baredi, tra le fondatrici del progetto – abbiamo seminato bene e il raccolto è stato abbondante, e sta suscitando interesse anche da altre città vicine e lontane». Il progetto era inserito nel programma di mandato dell’allora candidato sindaco Enzo Lattuca e oggi che è realtà, la speranza, racconta il presidente Enzo Capelletti, «è quella di riuscire entro fine anno a stipulare una convenzione con il Comune: ci consentirebbe di allargare il nostro campo di intervento».

In questi tre mesi di vita, infatti, le Cucine popolari sono state «l’occasione amarissima», ha raccontato Baredi, «di scoprire la solitudine delle persone, sono tante quelle che vengono per poter trascorrere in compagnia il momento del pasto. In questi mesi abbiamo conosciuto storie di povertà, di sfratti, di guerra». Incontri che fanno dell’esperienza delle Cucine popolari, «una infrastruttura civile di solidarietà».

È affidato a Enzo Capelletti, invece, il compito di provare a riassumere in numeri questi tre mesi: 27 sono stati i giorni di apertura dal primo marzo, giorno dell’inaugurazione, a fine maggio. In questi tre mesi ha registrato 3072 coperti: 1105 a marzo, 910 ad aprile, 1057 a maggio con la media di presenze per pasto che è andata via via crescendo (55, 56, 58). Sono cresciuti anche i “coperti tutelati”, questa la formula usata per indicare le persone che arrivano alle Cucine popolari perché in difficoltà: erano 81 a marzo, sono diventati 91 ad aprile, 105 a maggio. Nella quota dei coperti tutelati ci sono anche profughi ucraini che sono stati accolti a Cesena: 19 a marzo, 21 ad aprile, 26 a maggio.

I numeri che forse meglio raccontano la “magia” delle Cucine popolari sono quelle che riguardano i volontari. In questi tre mesi non solo sono cresciuti i soci (oggi sono 220), ma di questi una novantina sono volontari attivi, ogni settimana infatti ci sono 40 persone che garantiscono tempo ed energie in cucina o in sala, con turni che a pranzo, ad esempio vanno dalle 9 alle 15.30.

Il clima nelle cucine è di collaborazione, «si fatica, ma ci si diverte» spiega Stefano Tomei che si occupa della gestione dei volontari, e chi arriva riconosce e apprezza quel senso di familiarità che è rende così peculiare un pasto consumato alle Cucine popolari.

A fine giugno le Cucine si fermeranno per la pausa estiva, non prima però di aver fatto festa con tutta la città il 5 luglio. «Riapriremo a settembre – spiegano – con una formula rinnovata. L’intenzione è quella di coprire tutti i giorni dal lunedì al venerdì con un pasto».

Quanti di questi saranno cene e quanti pranzi sarà definito anche sulla base di una riunione convocata il 2 luglio: «Faremo una cena con Consiglio direttivo e gli ospiti che abbiamo conosciuto in questi mesi per capire direttamente da loro quale potrebbe essere la formula migliore».

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