Le caldarroste dei pittori romagnoli

L e castagne sono il tipico frutto dell’autunno. Gli ambulanti che le arrostiscono sul fuoco per venderle nei caratteristici cartocci, i caldarrostai, numerosi in passato, lo sono molto meno oggi a parte in occasione delle sagre di paese. Una figura dell’immaginario affettivo molto amata dai bambini in passato tanto da diventare una statuina del Presepio assieme a fabbri, falegnami, arrotini, vasai, ciabattini e tanti altri artigiani dell’improbabile comunità di Betlemme. In Romagna è un’attività tipicamente svolta da donne e gli artisti le ritraggono.

Vittorio Guaccimanni (Ravenna 1859 – 1938) a lungo docente e direttore all’Accademia di Ravenna, si rivela pittore legato al tardo romanticismo che esprime con talento e grazia nella giovane caldarrostaia del Museo Civico di Casale Monferrato.

Umberto Zimelli (Forlì 1898- Milano 1972) è un genio poliedrico: valente ceramista, scultore, pittore e grafico di rara efficacia senza cedimenti qualitativi nella sua lunga carriera artistica. Dal 1920 produce almeno cinquanta copertine e illustrazioni per “La Piè” impiegando la tecnica xilografica e rifacendosi spesso allo stile delle stampe popolari, degli almanacchi e dei lunari, una cultura alla quale si dedica con passione diventandone un autorevole esperto. La caldarrostaia dell’autunno del 1969 con i ferri del mestiere: braciere, padella forata, ramina, ventarola di penne di tacchino fino alla castagna castrata per impedirne lo scoppio, nella loro apparente semplicità grafica ne sono un esempio straordinario. Giovanni Rosa Giovannini detto Gian Rosa (Bagnara di Romagna 1906-1963), grafico delle Arti Grafiche Foschini di Massalombarda, illustra libri e realizza manifesti e cartoline pubblicitarie dove, a differenza del suo maestro Luigi (Gino) Boccasile, presenta figure femminili dolci e dimesse come nella pubblicità per i Marroni d’Italia. Tre giovani donne contrariamente alla tradizione che le vuole vecchie.

Pietro Melandri (Faenza 1885-1976) innovativo ceramista riconosciuto fra i maestri del ’900, pittore, decoratore e scenografo, segue in questa occasione la tradizione dipingendo un’anziana venditrice di caldarroste nella piccola serie di acquerelli pubblicata sul catalogo edito da Analisi di Bologna nel 1989 in occasione della mostra forlivese “Romagna, 15.000 cartoline del Fondo Piancastelli” presentate da Andrea Emiliani. Armando Donna (Vercelli 1913-2014) pittore e incisore titolare di cattedra all’Istituto delle Belle Arti di Vercelli, Nel 1952 realizza l’acquaforte dove la vecchina che vende le castagne all’angolo della strada delle collezioni del Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo sembra sospesa in una irreale atmosfera incantata.

È di Mario Lapucci (Fiordimonte 1914-Ravenna 1992), giornalista, illustratore, grafico e pittore, poi letterato, libraio, editore, grande animatore e strenuo difensore dell’identità culturale della Romagna, la vivace scena di paese con la vecchia che vende caldarroste per la copertina de “La Piè” del 1985. Prigioniero in Libia nel 1940, viene trasferito in India dove diventa redattore e illustratore di giornali satirici. Rientra a Ravenna nel 1946, si laurea in lettere moderne, gestisce la libreria “Modernissima” mentre continua la collaborazione con alcuni giornali nazionali. Nel 1964 fonda le Edizioni del Girasole e, dal 1988 al 1991 dirige la bella rivista “Romagna ieri oggi domani”.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui