Rimini, lavoro stagionale: boom di offerte ma mancano i tuttofare

Boom di offerte di lavoro, ma c’è carenza di tuttofare e lavapiatti. Cgil: «Voltano pagina, passando a logistica o trasporti». In vista della stagione i posti messi a disposizione dalle imprese risultano ben 1.757. A segnalarlo, il Centro per l’impiego di Rimini che snocciola anche gli altri profili più richiesti: camerieri di sala (290) o ai piani (245), aiuto cuochi (177) e baristi (172). Fanalino di coda i cuochi con 75 richieste.

Dati alla mano, i lavoratori più difficili da reperire risultano tuttavia quelli che rientrano nelle «basse professionalità», ultima ruota del carro solo in apparenza, visto il ruolo di jolly nel convulso periodo estivo. Se facciamo un passo indietro, nello stesso periodo del 2021 i numeri erano diversi, perché come spiega la direttrice del Centro, Tatiana Giorgetti, «in piena pandemia le imprese non sapevano come si sarebbe prospettata l’estate». Allora le offerte erano solo 1.118 (-639). La domanda non ricalcava però l’attuale classifica, prevedendo 220 posti per i camerieri ai piani (-25), 181 per quelli di sala (-109), ma anche 109 per gli aiuto cuochi (-68), 87 quanto ai baristi (-85) e infine 64 segretarie d’albergo, sparite dalle attuali liste.

Il Centro per l’impiego

«La richiesta più alta – afferma la direttrice – va interpretata in modo positivo, perché le ditte nutrivano aspettative importanti sulla stagione». Ora «la guerra in Ucraina rischia di sparigliare le carte – allarga le braccia – e si dovrà attendere la fine di maggio, per chiarire la situazione».

I sindacati

Analizza i dati da un’altra prospettiva Daniela Giorgini di Uil-Tucs: «Nella mancanza di “basse professionalità” esercita un peso anche il Reddito cittadinanza che facendo propendere molti per il lavoro in nero, falsa tutti i dati». Fermo restando che, prosegue, «se tutti gli albergatori applicassero correttamente i contratti di lavoro troverebbero più personale». In merito ricorda che «a fine estate c’è la fila di vertenze, per recuperare ciò che non viene riconosciuto». E visto che molti albergatori avrebbero assunto i rifugiati ucraini, Giorgini spera che non si tratti della retribuzione più bassa». In linea Mirco Botteghi della Cgil. «I lavoratori non accettano un incarico qualsiasi almeno dal 2015, quando fu varata la riforma della disoccupazione stagionale». Nella scelta gioca un ruolo, dichiara, «la mancanza di ammortizzatori sociali che fa preferire un’occupazione annuale». E rincara: «Una percezione diffusa vede il turismo come un comparto precario dove la ricchezza prodotta non è equamente distribuita». Inoltre «70 imprese su 100 presentano irregolarità, – nota – stando ai dati 2021 dell’Ispettorato nazionale del lavoro». Se i lavoratori «potessero contare su redditi a fine stagioni e contributi pensionistici il quadro sarebbe diverso, ma occorre potenziare l’organico dell’ispettorato del lavoro». E conclude: «I lavoratori che gettano la spugna passano alla logistica e al trasporto, oppure voltano pagina approdando al commercio di tipo annuale».

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