Lavoro, le voci dell’Alberghiero: “I giovani escono preparati, ma va allentato il monte ore”

Scuola e lavoro. Un binomio che se in altri Paesi europei si sposa alla perfezione, in Italia rappresenta, da sempre, una criticità. O meglio la criticità. Con studenti alla continua ricerca di un lavoro che non c’è. O, comunque, non facile da intercettare. C’è, però, un tipo di formazione scolastica che, secondo un’indagine condotta da Eduscopio, il portale della Fondazione Agnelli, queste problematiche sembra non conoscerle, o, almeno, averle superate, in linea col trend Ue. Stiamo parlando dei corsi di studio dell’Istituto alberghiero. Dove spiccano, per efficacia, Rimini e Riccione. Efficacia, naturalmente, nel trovare lavoro. Subito. Appena messo piede fuori dal “Malatesta” o dal “Savioli”. Un lavoro nel quale evidenziare le proprie capacità e mettere in campo le conoscenze apprese, come sostenuto dagli stessi presidi delle due scuole, in una sorta di replica al noto chef del ristorante Bell’Aria, Pasquale Ferraro che l’altro giorno dalle colonne del Corriere Romagna, aveva parlato di «allievi che escono dalle scuole alberghiere con scarsa preparazione tecnica e che, dopo cinque anni, non sanno distinguere un porro da un sedano»

Sottolinea Ornella Scaringi, preside dell’Istituto alberghiero Malatesta di Rimini: «I nostri studenti, una volta terminato il percorso di studi e conseguito il diploma di maturità, riescono ad entrare con facilità nel mercato del lavoro. E con tempi di attesa decisamente bassi. A dimostrazione di una buona preparazione teorica, ma anche, e soprattutto, pratica».

Sette su dieci trovano lavoro

E i dati Eduscopio supportano quanto sostenuto dalla dirigente scolastica: 7 studenti su dieci, infatti, trovano lavoro, a Rimini, una volta terminata la scuola. Precisa la Scaringi: «Il dato è questo: su una media annuale di 90 ragazzi neo diplomati, il 74% trova un’occupazione nel territorio riminese. E con un’attesa di appena 125 giorni. Mentre il 12% si iscrive all’università. Posso dire che è il risultato di un percorso scolastico fatto di studio sui libri, ma anche di esperienza sul campo, come avviene nel triennio con 300 ore di stage formativi in azienda. Per questo stiamo operando per individuare opportunità di contratti di apprendistato di primo livello capaci di coniugare questo rapporto scuola-lavoro-formazione. Del resto richieste di lavoro da parte di aziende del settore turistico ce ne arrivano. Anche tante, una perfino da un grande hotel di Riccione, per un cuoco. E – conclude il preside del “Malatesta” – il prossimo anno scolastico, su richiesta diretta del Comune di Bellaria, apriremo una sezione associata del nostro Alberghiero anche lì: la sede sarà il Palacongressi».

Il Savioli di Riccione

Che l’Istituto alberghiero sia, oggi più che mai, una garanzia di rapida occupazione viene confermato anche dai dati riccionesi. Spiega il presidente del “Savioli”, Luciano Antonelli. «Il numero di offerte di lavoro che ci arrivano dalle aziende della Riviera è molto più alto di quello che noi possiamo coprire ogni anno. Questo perché il nostro istituto è capace di garantire personale altamente qualificato. Basti pensare che su un totale di ottocento studenti iscritti – ogni anno se ne diplomano 100, 120 -, ce ne sono diversi che arrivano da San Marino, ma anche Rimini, Fano e, perfino, Pesaro, comune che dispone di un proprio istituto alberghiero».

Secondo Eduscopio anche l’Istituto alberghiero della Perla verde viaggia su percentuali molto alte: il 75% dei diplomati, infatti, trova lavoro nell’arco di qualche mese.

«Quello che credo sia fondamentale nel rapporto azienda-giovane lavoratore – chiosa il dirigente scolastico del “Savioli” – è il rapporto lavorativo. Gli orari di lavoro sono importanti per un ragazzo, e quelli adottati in Riviera sono spesso molto duri. Per cui necessita un cambio di mentalità tra gli albergatori della Riviera, che, dagli incontri intercorsi con l’associazione, mi è sembrato di percepire. Un cambio di mentalità che significa andare incontro alle esigenze del neo diplomato, in termini di allentamento del monte ore settimanali lavorate».

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