Lavoro in Romagna, occupazione al 67%, in calo le donne la ricerca della Cisl

E’ stata presentata in Fiera a Cesena la Ricerca, svolta da Cisl Romagna e Antares (Centro ricerche per lo sviluppo regionale e le politiche industriali, diretto da Lorenzo Ciapetti). Il sindacato romagnolo ha voluto analizzare i risultati di tale lavoro insieme ai sindaci delle città capoluogo, Cesena, Forlì, Rimini e Ravenna,  i presidenti delle associazioni Confcooperative RomagnaConfindustria Romagna e Legacoop Romagna, i rappresentanti delle Camere di Commercio, la Regione con la presenza dell’Assessore Paolo Calvano e infine il segretario della Cisl Regionale Filippo Pieri e il Segretario Nazionale Confederale Ignazio Ganga“.


Sfida demografica

La Romagna, come si evince dalla ricerca, nei prossimi decenni dovrà affrontare dei cambiamenti epocali, che condizioneranno inevitabilmente le priorità politiche territoriali. Primo fra tutti a livello demografico: al 2030 si prevede una diminuzione della popolazione, con l’aumento della popolazione inattiva su quella attiva di 10 punti percentuali, non solo nelle aree interne ma anche nelle principali città. Questo avrà un impatto sulla domanda di servizi e dunque sulle scelte di welfare pubblico, sempre più a favore di persone anziane  e meno dedicati all’infanzia.


Il mercato del lavoro in Romagna

Il mercato del lavoro in Romagna è caratterizzato da un tasso di occupazione al 67%, minore rispetto a quello regionale, un numero crescente di Neet, cioè ragazzi che non studiano e non lavorano (18,16% rispetto al 15,9% della media regionale) e da una minor percentuale di persone tra i 25 e i 64 anni in formazione continua (6% in Romagna contro il 9% in regione). Il lavoro femminile ha subito una forte frenata durante la pandemia, poichè i settori più colpiti sono stati proprio quelli del commercio e dei servizi dove maggiore è l’impiego delle donne. Inoltre il 13,9% delle donne in Romagna non lavora per motivi familiari di cura, dei figli o dei parenti. Questo deve portare ad un maggiore investimento in servizi che concilino vita e lavoro e permettano un maggiore impiego femminile.

Il potenziale economico

La Romagna ha un potenziale economico importante, con una forte densità imprenditoriale, maggiore sia di quella regionale che nazionale, ma le aziende romagnole sono in maggioranza di piccole dimensioni e a basso contenuto tecnologico. Questo influisce sui redditi, più bassi rispetto alla media regionale, anche se con differenze però meno accentuate tra più ricchi e meno ricchi, con un appiattimento però verso il basso.Per aumentare i redditi romagnoli, come CISL da sempre proponiamo due azioni fondamentali: un progetto di investimenti condiviso tra lavoratori, aziende ed istituzioni, per creare maggiore valore aggiunto delle singole aziende, creando una rete che permetta di utilizzare al meglio i fondi regionali ed europei dedicati; serve inoltre un forte rilancio della formazione professionale che permetta ai lavoratori di specializzarsi e crescere durante tutta la loro vita lavorativa.

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