Lavoro. Allarme della Cgil di Rimini: crescono infortuni e malattie

In provincia di Rimini, come in Italia, serve “un salto di qualità” sul lavoro, dato che “sicurezza e salute spesso per le imprese sono un costo e non un investimento”. A confermarlo sono i dati, li snocciola la segretaria generale della Cgil di Rimini, Isabella Pavolucci, durante l’assemblea pubblica di questa mattina dei delegati e attivisti del sindacato, organizzata in vista di quella nazionale a Roma del 18 giugno. Tra gennaio e aprile di quest’anno, in provincia si contano circa 1.350 denunce di infortuni e 121 di malattie professionali, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, le prime del 12,8%, (erano 1.200), e le seconde del 17%, (erano 103). Per questo il sindacato chiede che i finanziamenti pubblici siano “vincolati a quelle imprese che investono in sicurezza, più controlli, più ispettori e medici del lavoro”. Occorre, prosegue la segretaria, un “netto contrasto alla precarietà”, al momento sono una quarantina le tipologie contrattuali, per garantire qualità del lavoro. In provincia, inoltre, “il 50% dei lavoratori è part-time, spontaneo e non spontaneo”, e qui “si nascondono irregolarità e precarietà economica”. In più con l’inflazione alle stelle di questo periodo “ci si gioca la tredicesima o un mese di stipendio”. Sul fronte turismo, “finalmente” andranno all’asta le concessioni, “un’opportunità fondamentale per inserire i temi della qualità e del mantenimento dell’occupazione”. Mentre ora il lavoro stagionale ha “scarsa appetibilità tra irregolarità e sfruttamento”, altro che colpa del reddito di cittadinanza.

Pavolucci segnala la necessità di accelerare sui tempi di riconsegna al territorio dei beni confiscati alla mafia. “Sono tanti quelli da rimettere nella disponibilità collettiva a fini sociali”, in particolare, propone, con riferimento a emergenza abitativa, social housing e cohuosing. Infine il tema sanità: “Anche in Emilia-Romagna, a Modena, Reggio-Emilia e Ferrara, certe scelte vanno nella direzione della privatizzazione”, per questo occorre impegnarsi per “la qualità della vita con un rapporto di lavoro stabile, un sistema sanitario ed educativo funzionante”, mentre le “macrosfide” della transizione energetica e della digitalizzazione, termina la sindacalista, rientrano nel Patto del lavoro e del clima siglato a livello regionale che si sta mettendo a terra a livello territoriale. 

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui