L’arte che emoziona e sorprende

L’arte che emoziona e sorprende

Le opere d’arte sono ciò che rende l’uomo immortale perché il loro valore trascende la quotidianità coi suoi affanni per parlare direttamente alle emozioni e al suo innato senso di appagamento davanti alla bellezza. Ne è prova il profondo sgomento per il rogo della Cattedrale di Notre-Dame.

Palazzo san Giacomo

Quando l’altissima guglia costruita nel 1860 a cura del famoso restauratore francese Eugène Emmanuel Viollet-Le-Duc, che costituiva un elemento imprescindibile del paesaggio urbano ha iniziato a collassare, il Lungosenna si è trasformato in un teatro a cielo aperto dove si consumava lentamente la tragedia della morte di uno dei principali simboli religiosi e identitari della comunità e insieme al dolore cresceva la rabbia perché il danno è stato creato dall’incuria, dalla sottovalutazione dello stato di degrado della struttura. Insieme ai francesi anche noi abbiano riscoperto il valore assoluto e la fragilità dei nostri monumenti, abbiamo fatto comparazioni, abbiano richiesto a gran voce un attento censimento delle condizioni del nostro immenso, incomparabile patrimonio artistico.
Queste brevi note sull’attualità ci paiono utili per introdurre ancora una volta il tema della conservazione e della valorizzazione di Palazzo di San Giacomo, la reggia dei Rasponi che incombe con la sua maestosità sul territorio russiano. Il Palazzo è stato a lungo studiato ma si vuole arricchirne la sua conoscenza presentando una rappresentazione dell’impianto scenografico del prospetto e delle sue sistemazioni esterne prospicienti il fiume Lamone, resa possibile con la scoperta di un dipinto inedito di Antonio Joli nell’ambito delle attività di ricerca costantemente condotta dall’insegnamento di Restauro Architettonico del Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura dell’Università di Bologna.
Nel corso della tesi di laurea del giovane ingegnere Nicolò Minguzzi dal titolo “Il restauro di palazzo San Giacomo in Russi: ricerche linguistiche per fusioni diacritiche”, relatore Prof. Ing. Claudio Galli, correlatori Prof. Ing. Marco Alvise Bragadin e Prof. Giovanni Virgilio, è stata rinvenuta la tela ad olio risalente ai primi decenni del secondo Settecento che rappresenta l’impaginato sfarzoso del prospetto del Palazzo e la sistemazione esterna sul fiume Lamone.
La scoperta è altamente significativa. Antonio Joli (1700 – 1777) era un pittore e scenografo italiano, uno dei maggiori esponenti del cosiddetto “vedutismo”. Dopo un inizio a Modena presso Raffaello Menia Rinaldi di Bibbiena, si trasferì a Roma nel 1720 prendendo contatti con Giovanni Paolo Pannini dal quale rilevò il gusto per la veduta con inserti archeologici.
Nel 1740 soggiornò a Venezia dove subì l’influenza dei modi del Canaletto e del Bellotto. Ebbe importanti incarichi presso le corti europee, inizialmente in Inghilterra ove ricevette – dal 1744 al 1749 – l’incarico di scenografo al King’s Theatre. Nel 1749 lasciò l’Inghilterra per la Spagna, dove Ferdinando VI di Borbone lo fece chiamare per intercessione del cantante Farinelli. Dal 1750 si occupò delle scenografie del Teatro del Buen Retiro di Madrid. Dal 1756 iniziò un’intensa attività al servizio della corte borbonica a Napoli, lavorando a servizio di Luigi Vanvitelli.
Nel 1762 venne nominato capo scenografo e architetto del Teatro San Carlo; lavorò anche nel Teatro di Corte della Reggia di Caserta, per il quale diresse la costruzione dell’impianto scenico ideando un innovativo meccanismo per il cambio delle scene. E il complesso monumentale di San Giacomo fu dipinto proprio perché era considerato alla stregua di una reggia.

  • * Docente di Restauro Architettonico, corso di laurea magistrale in Ingegneria Architettura, Università di Bologna

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