L’Antartide può insegnare molto sul cambiamento climatico

«L’Antartide è un continente grande una volta e mezza l’Europa. La base è su un’altura a 3233 metri. Abbiamo osservatori e strumentazioni che vanno gestiti anche con le temperature più estreme, ora siamo a -70° e arriviamo anche fino a -80°. Il sole non sorge più da 10 giorni, entriamo nei 3 mesi di ‘notte polare’ durante i quali ci sarà solo buio, un periodo duro sia dal punto di vista psicologico che lavorativo». A parlare è Massimiliano Catricalà, elettronico della scienza del CNR, station leader della stazione italo-francese Concordia in AntarTide, organizzata per la parte italiana dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, grazie ai finanziamenti del Ministero della Università e della Ricerca e attraverso gli enti attuatori CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ed ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Catricalà parla in collegamento con 2000 studenti di Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, i partecipanti a ‘Un pozzo di scienza’, l’iniziativa di divulgazione scientifica per i ragazzi delle scuole superiori, offerta dal Gruppo Hera, grazie alla collaborazione con il progetto NET di Scienza Insieme e PNRA. Il progetto, al quale prendono parte anche 22 classi romagnole, è un’opportunità preziosa per i ragazzi che possono ascoltare dalla viva voce dei protagonisti che cosa significa vivere e fare ricerca in un contesto estremo.

«Portiamo gli studenti in una dimensione quasi assurda, ai confini del mondo e nel cuore della scienza, perché crediamo fortemente nella consapevolezza che il dialogo può suscitare in queste giovani e vivaci generazioni» commenta Giuseppe Gagliano, Direttore Centrale Relazioni Esterne del Gruppo Hera. L’appuntamento di settimana scorsa ha consentito ai ragazzi di dialogare con gli studiosi su opportunità e limiti del vivere nel Sud più assoluto del pianeta, riflettere su motivazioni e implicazioni di una scelta così radicale, soddisfare curiosità sulla quotidianità dell’esistenza a quelle latitudini, il posto del mondo dove il cielo stellato si vede meglio in assoluto, ma c’è un’atmosfera così rarefatta da provocare disidratazione alle vie respiratorie.

Il cuoco della spedizione Marco Smerilli per esempio racconta che l’acqua bolle a 84 gradi, la pasta si cuoce in 20 minuti, come se fosse un risotto, e la lievitazione è molto complessa.

Bisogna fare docce molto brevi, spiega la glaciologa Alessia Nicosia, studiosa della storia del nostro pianeta attraverso l’analisi di campioni di ghiaccio prelevati a grandi profondità, perché «questo è un luogo dove ti rendi conto subito di quanto sono importanti le risorse e che non possiamo permetterci di sprecarle». Per il riscaldamento si usa la cogenerazione senza consumare nulla, per bere e lavarsi la neve pulita sciolta.

«In questo ambiente così incontaminato e vulnerabile – sottolinea ai ragazzi Thomas Pagano dell’Università di Catania – ho acquisito una maggiore sensibilità sull’importanza dell’impegno di ciascuno di noi: ognuno deve dare il proprio contributo. Fare la nostra parte è un dovere». E per quanto possa apparire semplice, non c’è forse insegnamento più grande per i giovani.

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