Landi e l’evoluzione della specie: quando il pivot tira più da tre punti che da sotto canestro

Su quanto sia cambiato il gioco della pallacanestro negli ultimi 15 anni si sono spesi ormai fiumi di parole e, del resto, basta dare un’occhiata veloce a quanto avviene oltreoceano, per rendersene conto direttamente. Domenica sera, ad esempio, Sky trasmetteva in diretta Milwaukee-Brooklyn Nets, ovvero quasi il meglio che l’attuale Nba possa offrire: bene negli ultimi 5 e decisivi minuti di partita le due squadre hanno dato vita ad un’interrotta litania di tiri da 3 punti, nati fra l’altro quasi sempre da iniziative meramente individuali.

Il festival delle triple

Fermiamoci qui alle considerazioni della serie… ”si stava meglio quando si stava peggio” o a commenti che suonerebbero nostalgici, però questa introduzione serve a sottolineare come il gioco si sia ormai spostato in maniera decisa dietro la riga dei 3 punti. E il virus della “tirite”, anno dopo anno, ha contagiato anche l’Europa e gli altri campionati, condizionando le abitudini tecniche di tutti i ruoli su un campo da pallacanestro, partendo dalla richieste degli allenatori, passando per chi, come gli esterni, l’arancia ce l’ha prevalentemente in mano, finanche ai lunghi. Chi scrive rientra ormai nella categoria degli “antenni” e chi, in questa “fascia” d’età, si è dilettato da ragazzino con il basket, non può certo dimenticare come uno dei primi dettami tecnici impartiti in palestra fosse, per i lunghi, il famoso gioco “alto-basso”. Con l’ala-pivot e il pivot di una volta (ora ribattezzati numero 4 e numero 5) a occupare l’area rispettivamente sulle tacche alte e basse (o viceversa) e a cercarsi reciprocamente: obiettivo costruire un tiro a più alta percentuale possibile, sfruttando i centimetri e la fisicità dei propri lunghi. Bene, l’alto-basso appartiene da tempo alla preistoria cestistica e l’area viene vista dai più come una zona minata dalla quale restare ben lontani, con il “pretesto” (sostengo io) di portare i lunghi avversari lontano da canestro e di punirli in difesa con le doti perimetrali dei “nuovi lunghi”: ovvero 4 e 5 che, a prescindere dalle qualità fisiche donate loro da Madre Natura, si guardano bene da fare a cazzotti dentro l’area, specialità invece adorata dal Dinone (Meneghin) Nazionale.

Hines, Landi e Bruttini

La pallacanestro è cambiata, certo si è adeguata ad un’intensità e ad un utilizzo degli spazi sul rettangolo di gioco diversi rispetto al passato, ma se negli ultimi 10 anni un “nanetto” come Kyle Hines ha dominato dentro l’area in Eurolega, allora qualche domanda in più allenatori e giocatori dovrebbero porsela. Poi, sia chiaro, contano i risultati e solo poche ora fa l’Unieuro Forlì ha vinto una partita molto importante per il proprio futuro grazie alle triple di Aristide Landi (25 punti con 4/6 da 3 a Torino), un ragazzone dal gran fisico e di 202 centimetri d’altezza, che in questo campionato sta tirando più da 3 che da 2. Insieme a lui, fra l’altro, gioca uno degli ultimi romantici esponenti del vecchio pivot di una volta, quel Davide Bruttini che in post basso, quando glielo permettono, ci va ancora eccome, dimostrando con la propria efficacia come la moda e i trend, pure a livello tecnico, spesso non tengano conto dell’essenza pura della pallacanestro. Il bello di questo dibattito è che durerà in eterno, senza vincitori né vinti, fino al prossimo sostanziale cambiamento delle abitudini cestistiche. E visto che di solito non si torna indietro … il tiro da metà campo già esibito in più occasioni da Stephen Curry, potrebbe diventare la regola.

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