L’analisi di Pizzolante: immigrazione ed emozione

L'analisi di Pizzolante: immigrazione ed emozione

Il nuovo Ministro degli Interni, il prefetto Luciana Lamorgese, sostiene che dobbiamo occuparci di immigrazione rinunciando all’emozione. Detta così, qualcuno potrebbe pensare che nulla sia cambiato rispetto a Salvini. E invece cambia, molto. Abbastanza? Vediamo.
L’azione di Salvini non era priva di emozione.
C’era una sovrabbondanza di emozione. È emozione anche la paura. È emozione l’odio. Ci sono emozioni positive e negative.
È anche emozionante dire che bisogna accoglierli tutti. Questa è una emozione stupida.
È emozionante dire che non bisogna accogliere nessuno, che se vengono qui ci tolgono il lavoro, le pensioni, la sanità. Dire che non sono integrabili. È il prevalere del troglodita che è in ognuno di noi.

Più facile che studiare i fenomeni. Quando andavamo a scuola, era più emozionante la lezione di matematica o la fuga? Marinare la scuola a me provocava una ebbrezza particolare. E vuoi più bene al padre che non ti rompe le scatole con lo studio, l’impegno, il lavoro, perché il tuo futuro o, al contrario, i tuoi guai, non dipenderebbero da te ma dagli altri, dalla famiglia, dall’amico potente, dallo stato, per un verso o dagli invasori stranieri? Si gli vuoi più bene. È confortevole.
E se poi arriva uno e ti dice che sì, prima te, perché sei lumbard? Emozionante. Perché dai, sei della periferia di Cinisello Balsamo, non hai quello che vuoi, ma caspita, ti senti diverso e migliore di uno di Lecce, che vive in un posto più bello, ha studiato e lavorato, ma, sfiga, è meridionale!
Poi scopri che c’è uno più meridionale dei meridionali. È eritreo. Già ti facevano sentire superiore a quello di Lecce, vuoi mettere con l’eritreo? Ed anche un bel po’ di gente di Lecce, a quel punto, si sente sollevata. Raccogliere il cotone nei campi e tutto ad un tratto, il “padrone” ti prende, a servizio, in casa. Sono emozioni.
Naturalmente si possono provare emozioni uguali e contrarie.
Ci viene in soccorso il maestro Gaber: “sono / sensibile e umano, / probabilmente sono il più buono…/ ogni tragedia nazionale è il mio terreno naturale… /
Penso ad un popolo multirazziale / ad uno stato molto solidale / che stanzi fondi in abbondanza / perché il mio motto è l’accoglienza… / ai clandestini e anche ai parenti / e per gli zingari degli albergoni / coi frigobar e le televisioni / È il potere dei più buoni… che può tornare utile alle elezioni”.
Estremismi opposti. E tragici. Di fronte alla più grande questione politica, geopolitica, sociale, culturale, economica, di questa epoca. Nei prossimi trenta anni ci saranno 1.3 miliardi di africani in più. E centinaia di milioni di persone saranno in cammino dal sud dell’America verso il nord.
Credo che il nuovo Ministro abbia voluto dire questo. Si affronta la questione immigrazione senza il prevalere delle emozioni stupide e contrapposte. E visto la dimensione mondiale, ci deve essere un soggetto in campo unitario. L’Europa! O almeno i paesi fondatori, l’Italia insieme a Francia e Germania e altri di buona volontà. E i Paesi sovranisti, tornino a casa loro!
Se non sarà così, saremo travolti!
Negare la dimensione del fenomeno significa subirlo.
Servono grandi investimenti in Africa. Investire lì equivale ad investire qui. Occorre gestire i confini e i flussi. Salvare e distribuire in Europa chi ha diritto per quanto è possibile e rimandare indietro quando non è possibile. Cercando e trovando (perché si deve fare!) accordi in Africa. Investimenti e aiuti in cambio di regole ed ordine. Chiudere i campi di traffico in Libia e in Guatemala. Ci sono i mezzi per farlo.
E bisogna investire sull’integrazione. Dove possibile. Quando possibile. Altrimenti si finisce per nutrire, in casa nostra, chi ci odia.
Non è emozionante tutto questo?
Per me sì! Non è l’emozione dei cattivisti o dei buonisti, ma dei giusti.

* già parlamentare

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