L’Ambulatorio Long Covid, a Rimini un’esperienza con pochi eguali in Italia

Mentre ci avviciniamo a un’altra primavera e i casi di Covid sembrano scendere costantemente, si tirano le somme di quanto è stato fatto, di quali sinergie si sono venute a creare e di quante innovazioni sono diventate di utilizzo comune, come ad esempio la telemedicina, quella tecnica medica che, incontrandosi con l’informatica, ha permesso ai medici di seguire i pazienti a distanza. Le riflessioni nascono intorno a uno dei pochi Ambulatori Long Covid in Italia, quello dell’Ospedale “Infermi” di Rimini, fortemente voluto dal Direttore dell’Unità operativa di Pneumologia, il dottor Luigi Lazzari Agli.

«Siamo stati travolti, non sapevamo come gestire ciò che stava accadendo, ma condividevamo tutti una gran voglia di dare il massimo e di essere più utili possibile. Alla fine della prima ondata, non sapevamo quali conseguenze avrebbe potuto lasciare il Covid sui pazienti che lo avevano preso, e nemmeno i livelli di gravità». A parlare è la dottoressa Anna Filomena Ferravante, pneumologa che sin da subito è stata una delle figure di spicco dell’Ambulatorio Long Covid dell’ospedale “Infermi” di Rimini: «L’ambulatorio è nato dalla necessità di monitorare la salute dei pazienti dimessi e di seguire gli eventuali esiti respiratori post degenza della malattia con la collaborazione dei colleghi della cardiologia».

È il giugno del 2020 quando apre l’Ambulatorio: «Inizialmente avevamo strutturato un follow up a 3 mesi per i pazienti che erano stati ricoverati, accessibile anche a coloro che erano stati seguiti da casa, mediante richiesta del MMG. Il protocollo, che consisteva in un Rx del torace e in un questionario centrato sui sintomi, serviva da screening per accedere a una visita pneumologica, in caso l’Rx torace o il questionario avessero evidenziato dei risultati positivi». Durante la prima ondata sono 600 i pazienti analizzati: «Una particolare attenzione è stata dedicata a quei pazienti che durante il ricovero erano stati sottoposti a CPAP con casco o erano stati in rianimazione, in tutto 90 persone. Sia per loro che per tutti i pazienti risultati positivi al primo screening veniva fissata la visita clinica di approfondimento, consistente in una spirometria con diffusione, ossia un esame funzionale respiratorio che valuta la capacità polmonare e l’eventuale presenza di deficit nello scambiare i gas, e il test del cammino, un test standardizzato che consiste nel far fare al paziente una passeggiata di 6 minuti a ritmo abbastanza sostenuto con indosso il saturimetro per vedere se si presenta una diminuzione della saturazione durante lo sforzo. Se questi esami funzionali risultavano positivi, mostrando alterazioni a livello respiratorio, il paziente veniva sottoposto a una TAC per un ulteriore approfondimento».

L’Ambulatorio Long Covid è stato chiuso a settembre 2021: «Da giugno 2020 a settembre 2021, comprendendo quindi anche la seconda e terza ondata, abbiamo fatto circa 2400 Rx al torace, visitato circa 500 pazienti e, di questi, 183 sono stati sottoposti alla TAC. In 90 (soprattutto pazienti più anziani) sono stati presi in carico, perché avevano sviluppato degli esiti respiratori. Attualmente i pazienti ricoverati sono circa 80, quindi i numeri si confermano in discesa e anche nei ricoveri assistiamo a un minor numero di casi severi, grazie soprattutto al vaccino e a questa nuova variante Omicron che sembra essere meno aggressiva della Delta, ed è presente ormai nel 95% dei casi».

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