Seguo con attenzione il dibattito che si è acceso attorno al possibile Parco Eolico da realizzare al largo della costa di Rimini e contermini; il pensiero puntuale dell’amico Luciano Natalini pubblicato su questa pagina il 04 u.s. è stato stimolante, tale da provocare personali riflessioni. L’analisi di Natalini è complessivamente condivisibile, ma personalmente ritengo si debba rifuggire dal tifo per “eolico sì” in quanto tecnologia sempre sostenibile per procedere utilmente alla transizione energetica, quella transizione da tanti invocata ma da pochi praticata. La crisi climatica con i suoi eventi meteo estremi in aree in cui erano sconosciuti fino a pochi anni orsono, il consumo di risorse incompatibile con i riconosciuti principi dell’economia circolare, gli inquinanti che insidiano la nostra salute, l’Enciclica Papale e la presa di coscienza del movimento giovanile Fridays for Future, ci richiamano alla mente gli inascoltati rapporti del Club di Roma guidato da Aurelio Peccei, che già dal 1974 ben delineava ciò che oggi siamo costretti a pagare amaramente, tutto allora profetizzato ne “I limiti dello sviluppo” e “Oltre l’età dello spreco”: inerzie ingiustificabili, interessi contingenti e l’umana avidità hanno consentito di trascurare gli ammonimenti di quei saggi. Oggi, come non stigmatizzare la posizione di lodevoli istituzioni come Italia Nostra quando intende difendere il paesaggio affinché lo skyline resti inalterato, dimenticando gli obrobri collegati al ciclo odierno della produzione di energia tramite risorse fossili; il fatto che sovente giacciono in siti lontani dai nostri occhi, non devono farci dimenticare quanto sia elevato il danno che producono. La diffusa sensibilità green oggi rilevabile a livello planetario non deve far temere per un impatto negativo sul comparto turistico; credo debba essere di ammonimento quanto accadeva nel ‘800 in Inghilterra, dove gli operai boicottavano le innovative macchine a vapore prendendole a martellate, poiché colpevoli di “rubare” il loro lavoro manuale. Se la Regione si è posta l’obiettivo di soddisfare il proprio bisogno energetico al 100% con risorse rinnovabili entro il 2035, è banale ricordare che in 15 anni necessita sostituire ciò che deriva da risorse fossili convenzionali, quali gas e petrolio: è un lasso tempo assai breve, sul quale non si può indugiare più di tanto. Quale è il piano energetico sotteso a questo obiettivo? Quali sono i numeri che determinano i bilanci, per comparto e per risorsa? Quali comparti possono essere convertiti? Quali sono le energie alternative sulle quali puntare, ed in quale proporzione fra di loro? Quali attività energivore sono da incentivare per promuovere quell’efficientamento energetico capace di abbattere i consumi specifici? Nella mobilità sostenibile, dove l’auto elettrica sembra la soluzione ideale, con quale energia ricaricheremo le batterie/accumulatori? Utilizzeremo le colonnine di ricarica predisposte da ENEL? È noto che la quasi totalità di questa energia elettrica proviene da centrali che utilizzano risorse fossili; quindi tale soluzione consente di traslare altrove l’inquinamento prodotto dai motori endotermici nelle città dove gas e particolati tendono a concentrarsi e ristagnare, ma il bilancio della CO2 resta invariato: è come nascondere la polvere sotto il tappeto, la polvere rimane.
Ecco allora che appare troppo sbrigativo un no a priori al Parco Eolico, soprattutto da parte della Istituzione regionale, illuminata spesso più di altre, che non avanza alternative con un proprio piano guida specifico; la Regione si limita ad un piano parziale per le energie rinnovabili nello spazio marittimo, dove sembra prediligere l’utilizzo delle piattaforme di trivellazione esistenti da riconvertire eventualmente per l’energia rinnovabile proveniente dal moto ondoso: in linea di principio idea eccellente, ma allora perché non entrambe le tecnologie rinnovabili, moto ondoso e vento? Quale incompatibilità?
Credo che la Regione e la Nazione non dispongano di tanta energia a buon mercato da escludere una tipologia di risorsa rinnovabile a favore di un’altra; è noto che la soluzione risiede nel loro mix, secondo potenzialità territoriali. È certo che il progetto Parco Eolico ipotizzato deve essere ponderato nella sua ingegnerizzazione, valutato anche nel rapporto costi per i benefici attesi. È pur vero che è grande la fame di investimenti capaci di aprire cantieri e produrre lavoro, ma non mi pare debba essere questo il vessillo in nome del quale realizzare comunque le opere del Parco: in nome di questo principio troppi investimenti nel passato hanno prodotto accelerazioni con speculazioni di cui ci siamo poi pentiti. Credo che il Parco Eolico possa essere realizzato se questo offre energia rinnovabile utile ad abbattere i consumi convenzionali di idrocarburi e con essi polveri sottili e gas serra responsabili di guai diversi; l’impatto sull’economia del turismo sarà superato dalla cultura della sostenibilità e dal bisogno di salubrità, di cui tutti siamo consapevoli con i giovani in prima fila. Le tristezze del periodo del recente lockdown, caratterizzato anche dal fermo pressoché totale del traffico veicolare, devono farci ricordare quanto l’aria fosse trasparente, quanto fosse piacevole respirare a pieni polmoni, quanto fossero indicative le riprese operate da droni e satelliti che rendevano immagini prive delle solite nebbie ricche di quegli inquinanti capaci di offuscare la vista di paesi e città: sia questo un monito per quanti detengono il potere di programmare e decidere, gli inquinanti sono una sibillina pandemia che si manifesta con sintomi e sinergie diverse, con modalità subdole e tempi incontrollabili: prevedere, per provvedere e prevenire.

*ingegnere esperto di tecnologie ambientali e pianificazione territoriale

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