La traversata dell’Adriatico: un rischio in moscone a vela

La bianca vela latina gonfiata da un forte scirocco fa rotta verso nord-est. Il mare è agitato e gli spruzzi d’acqua che schizzano dalla prua salgono in coperta. Sono le prime ore del mattino: il sole è già alto e presto diventerà insopportabile. All’orizzonte non si scorge nulla; dal fondo del mare affiorano banchi di alghe. Seduto a bordo del moscone a vela sballottato dalle onde c’è un uomo di 34 anni, Piero Guardigli Bagli (1898-1946): è al terzo giorno di navigazione, ha alle spalle due lunghe notti insonni, la seconda trascorsa tra il sudore e gli spasmi della febbre. È sua intenzione attraversare l’Adriatico. L’impresa con quella piccola imbarcazione, che lui stesso ha progettato e costruito battezzandola Capitano Paolo, è rischiosa. Tutti gliel’hanno sconsigliata giudicandola una pazzia; la madre ha pianto inutilmente. Qualcuno si era offerto di seguirlo con un trabaccolo per assisterlo; ma lui, cocciuto, ha rifiutato. «Nella vita – aveva confidato – è necessario trovare il coraggio di rimanere soli con se stessi». Una scommessa e una prova di coraggio, dunque.

Novello Ulisse è partito dalla spiaggia di Viserbella in direzione dell’Istria alle 15 del 10 agosto 1932. Prima di sospingere in acqua il moscone aveva sistemato la vela e la barra del timone e legato con cura all’albero la cassetta delle scorte alimentari. Sul lido, a vederlo scomparire all’orizzonte, c’erano gli amici e qualche curioso.

Di «natura schiva e riservata», ben lontano da qualsiasi esibizionismo strumentale, Piero Guardigli Bagli è uno scultore affermato. Del suo straordinario talento si sono interessati vari giornali nazionali, tra i quali La Fiera letteraria, il Corriere della sera e Il Popolo d’Italia. Ricettivo alla poetica “modernista” si trova a suo agio nel ritratto in bronzo: i suoi volti sono tormentati, fortemente espressivi e vibranti di sentimento. Nella sua opera trapelano «malinconie mistiche ed esplosioni di dinamismo». La sua scultura, annota Luigi Pasquini (1897-1977) sul numero 3 di Ariminum del dicembre 1929, «coglie il momento della vita, l’attimo fuggente». Sul Corriere del mare del 14-15 agosto 1933 Guido Ricciotti (1900-1971) illustrerà con efficacia il poliedrico profilo dell’artista.

Nato il 22 novembre 1898 a Bologna da antica famiglia patrizia riminese, Bagli abita a Viserbella di Rimini in una casetta a ridosso del mare. E il mare è sempre stato determinante per la sua crescita artistica e culturale. Giovanissimo lascia gli studi classici per quelli marittimi: frequenta gli istituti nautici prima a Rimini poi ad Ancona. Durante la Grande guerra fa il servizio militare in marina e per 4 anni solca il Mediterraneo toccando tutti i porti. In Grecia avverte «una predestinazione»: contemplando Atene dall’Acropoli coglie quel magnetismo surreale che lo porterà più tardi «alle fantasie dell’estetica pura» (Il Rubicone, anno I, n° 4, ottobre 1932). Nel 1920 segue come auditore la facoltà di lettere e filosofia di Bologna, ma poi decide per l’Accademia felsinea di Belle arti. Dopo il corso, che ha la durata di due anni, si trasferisce a Milano e a Brera si specializza in scultura sotto la guida del maestro Adolfo Wildt (1868-1931) del quale diviene allievo prediletto. Ogni tanto si sposta a Venezia per perfezionare gli studi. Il mare della città lagunare gl’ispira la sua prima grande opera: La maschera di Amleto, un bronzo che nel 1926 gli fa vincere il Premio Fumagalli e che segnerà l’inizio di una luminosa carriera.

Nei primi anni Trenta, dopo aver completato il proprio itinerario formativo in Lombardia e in Veneto attraverso una vita artistica randagia e scapigliata, Piero ritorna in famiglia a Viserbella; non perde, tuttavia, i contatti con Milano, dove mantiene saltuari rapporti di lavoro. Da questa sua oasi serena partecipa alla vita artistica e sociale riminese legandosi a quella piccola élite di intellettuali che si muove nelle redazioni di alcune testate giornalistiche locali.

Guardigli Bagli è una persona colta, sensibile, spigliata, parla con proprietà di linguaggio; oltre a dedicarsi alla scultura ed alla pittura ama anche scrivere: tiene un diario con divagazioni di stampo politico-filosofico, che intende pubblicare. Ha personalità e sprigiona carisma da tutti i pori; gli amici lo cercano e con loro si diletta a conversare di arte, di politica, di donne. Lunghe chiacchierate notturne sulla spiaggia camminando a passo lento e solenne sul bagnasciuga fino al mattino. Spesso, nella foga della dialettica, sale in cattedra ed è autoritario nei giudizi; ma non perde mai il garbo e lo stile. Non rinuncia alla vita brillante dei locali da ballo. Nelle sere d’estate parte da Viserbella in bicicletta per raggiungere gli amici che lo aspettano nei ritrovi della riviera. Sempre con lo smoking e la sigaretta penzolante sulle labbra

La sua passione però è il mare: possiede una barca a vela e quando sente il bisogno di rimanere solo con sé stesso sguscia via dalla corte degli amici e si imbosca tra le onde lasciandosi trasportare dal vento. Ed è proprio questo amore, fonte di inesauribili emozioni, che spinge questo artista «colto ed irrequieto», quotidianamente impegnato a calarsi nei meandri delle proprie pulsioni creative, ad attraversare l’Adriatico in aristocratica solitudine. Approderà a Rovigno d’Istria nel primo pomeriggio del 13 agosto, dopo 72 ore di veleggio. Una breve sosta per riassettare l’imbarcazione e poi, procedendo con un percorso a tappe, eccolo di nuovo in navigazione sulla via del ritorno.

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