La transizione ecologica fra rischio e opportunità fa nascere 135 professioni

Se ogni rivoluzione comporta rischi, criticità e opportunità, la transizione ecologica non fa eccezione. L’elettrificazione del settore automotive ha chiaramente una doppia lettura: può essere vista come una minaccia all’occupazione e alla sopravvivenza di interi comparti produttivi, ma anche come una opportunità di business e di innovazione. È chiaro che, affinché prevalga l’opzione migliore, il processo va indirizzato e guidato, investendo dove è giusto investire e cercando di capire dove e come si può generare crescita e occupazione. Una ricerca firmata McKinsey ha stimato che i posti di lavoro potrebbero aumentare di 15 milioni di unità entro il 2050 a livello mondiale se la transizione fosse ben gestita. Un report britannico invece ha calcolato che nella sola Gran Bretagna, con i giusti investimenti nelle gigafactory, si potrebbero creare fino a 50 mila nuovi posti di lavoro qualificati. Al contrario, qualora ci si limitasse a subire il cambiamento se ne potrebbero perdere fino a 90 mila.

C’è anche chi è entrato nel merito delle nuove figure professionali che verranno create e richieste dal mercato. Randstad, società che si occupa di ricerca, selezione del personale e formazione, ha individuato 135 nuove professioni legate alla nuova mobilità. Questo numero viene riportato nel rapporto “Le professioni per una rivoluzione buona della mobilità” realizzato da Randstad Research, il centro di ricerca sul futuro del lavoro promosso da Randstad. Oggi nel nostro Paese si contano 1,6 milioni di persone che lavorano direttamente nella produzione e manutenzione del settore automotive, tra 635mila meccanici e specialisti di fabbriche e officine di riparazione (principalmente su motori tradizionali) e 610mila autisti e conducenti dei sistemi di trasporto, a cui si aggiungono non meno di 400mila lavoratori coinvolti nella pianificazione e gestione della mobilità nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni. Senza contare i tanti operai, impiegati, quadri e dirigenti. Oppure i benzinai che in Italia sono oltre 22.600.

L’Italia è dunque sicuramente colpita dal problema, è una sorta di epicentro di questo potenziale terremoto ed è uno dei Paesi maggiormente chiamati a pianificare una strategia ad hoc.

Nell’elenco delle nuove professioni si trovano figure molto diverse. Si va dai pianificatori di mobilità urbana sostenibile al change manager per la transizione verso i nuovi sistemi; dagli esperti di trasformazioni digitali critiche agli specialisti di sensoristica; dai gestori di fabbriche dell’economia circolare ai gestori di MaaS (Mobility as a Service). E poi ancora esperti di telediagnostica e sviluppatori di simulatori digitali per l’automotive. Randstad in particolare accende i riflettori sui profili degli “integratori”, ossia quelle figure che dovranno cucire e raccordare programmazione, progettazione e realizzazione della trasformazione della mobilità. Una professionalità da costruire che dovrà reinterpretare l’identikit del mobility manager di oggi e diventare una sorta di regista del nuovo modello di mobilità sostenibile.

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