La tragica fine dell’architetto che progettò il Grand Hotel

Sul Corriere Riminese del primo aprile 1914 troviamo segnalata «La tragica fine dell’architetto Paolito Somazzi», verificatasi in Svizzera il 29 marzo. «Una grave sciagura automobilistica – riferisce il periodico – è avvenuta nel pomeriggio sul Monte Ceneri. Una automobile, di proprietà del dottor Comotti, proveniente da Bellinzona e diretta a Lugano, in seguito allo scoppio di un pneumatico si è capovolta lanciando a vari metri di distanza quattro delle sei persone che erano a bordo. Secondo le prime notizie giunte stassera in città, il dottor Comotti è rimasto ferito, pare gravemente. L’architetto Somazzi di Lugano è rimasto morto sul colpo. Gli altri passeggeri che si trovavano a bordo della vettura hanno riportato delle contusioni più o meno gravi. L’architetto Somazzi, nato a Montevideo 41 anni fa, si stabiliva a Lugano ed era molto conosciuto in Italia. Molti palazzi della nuova Lugano vennero progettati e costruiti da lui. Recentemente la municipalità cittadina aveva incaricato il Somazzi di allestire il progetto per il grandioso edificio delle Dogane e di assumere la direzione dei lavori. L’architetto Somazzi era consigliere comunale e la municipalità e il consiglio comunale hanno stabilito di partecipare ufficialmente ai funerali…. La notizia ha prodotto, anche a Rimini, la più dolorosa sorpresa. L’architetto Somazzi, giovane ancora, dotato di grande cultura e di viva intelligenza oltre essere stato qui il costruttore del Gran Hotel al mare, della Villa Aventi di Sorrivoli e della nuova sede della Cassa di Risparmio, voleva far dono al Municipio (in ricordo dell’opera a Rimini esplicata) di un elegante suo progetto per lo Stabilimento di Talassoterapia che avrebbe dovuto sostituire, a suo avviso, l’attuale Idroterapico. Ai parenti esprimiamo il sentimento delle più vive condoglianze».

Nel brano del Corriere Riminese abbiamo le prime note biografiche e professionali della breve esistenza di Paolito Somazzi. Per avere dell’architetto svizzero un curriculum vitae completo e articolato rimandiamo il lettore alle approfondite ricerche di Giovanni Rimondini, inserite in un capitolo del volume A pubblico e proprio decoro, edito a cura della Cassa di Risparmio di Rimini nel 1990. Le notizie che troviamo nel comunicato della dipartita di Somazzi, tuttavia, ci consentono di riflettere su tre noterelle che si legano all’architetto e al suo rapporto professionale con Rimini.

Cominciamo dal Grand Hotel. Il progetto dell’albergo risulta ufficialmente firmato dai fratelli Somazzi, Paolito (1873-1914) ed Ezio (1879-1934), eppure molti studiosi che si sono occupati della paternità architettonica della costruzione – compreso il sottoscritto – l’hanno sempre e solo attribuita a Paolito. L’“errore” ha una sua ragione e le note che seguono la evidenziano. Nel 1906 la Società Milanese Alberghi Ristoranti e Affini (S.M.A.R.A.) – gruppo finanziario lombardo che gestisce le attività dell’industria balneare riminese – affida l’incarico dalla fabbricazione del Grand Hotel a Paolito Somazzi di Lugano, titolare dell’impresa edilizia ereditata dal padre e affermato autore di abitazioni residenziali, palazzi pubblici e soprattutto alberghi. Ezio all’epoca 27enne – ancora fresco di studi in architettura e con poca pratica professionale – è appena entrato nella società edilizia del fratello, di sei anni maggiore. La committenza ha come punto di riferimento Paolito ed è plausibile supporre che il disegno dell’albergo – e, naturalmente, degli altri progetti delle opere riminesi – sia stato concepito solo da lui e che la doppia firma di “Paolito ed Ezio Somazzi” che compare nella rappresentazione grafica dell’hotel sia o una sorta di logo dello studio di architettura o addirittura un incentivo d’ingresso nella comune attività lavorativa che il fratello più grande concedeva al più piccolo. Del resto i giornali dell’epoca – Corriere Riminese compreso – parlano unicamente di Paolito Somazzi quale «costruttore del Gran Hotel al mare». Naturalmente con l’apporto dell’impresa edile di Giacomo Guazzoni di Milano.

Passiamo alla villa del conte Aventi di Sorrivoli. Ciò che richiama l’attenzione nell’osservare l’immagine dell’edificio – oggi scomparso – è la sua imponente struttura “alpina”, atipica per un villino “mediterraneo” adagiato sulla spiaggia. Anche se, a dire il vero, casette con tetti spioventi a baita, non mancano lungo la strada litoranea: ci riferiamo, per esempio, alla Villa Rosa, alla villa Fiorita e alla Villa Cappelli. La domanda, che stuzzica la nostra indiscrezione – non avendo in mano alcuna documentazione in proposito – riguarda il proponente di tale “stranezza”: è stato Paolito Somazzi a consigliare a Carlo Aventi di Sorrivoli lo stravagante cottage montano a due passi dal mare o, al contrario, è stato il conte a suggerirlo all’architetto? Ci auguriamo che qualche studioso prima o poi sciolga questo amletico dubbio.

A chiusura del “pezzo”, la terza e ultima noterella: l’Istituto Idroterapico. Nel 1914 Paolito Somazzi – come emerge dall’articolo del Corriere Riminese – è pronto a donare al Municipio di Rimini un suo «progetto per lo Stabilimento di Talassoterapia». La generosa offerta è motivata dal fatto che il vetusto edificio nei pressi dello Stabilimento Bagni, è chiuso. Il motivo? Le sue strutture medico-sanitarie non corrispondono più, da tempo, ai criteri della nuova talassoterapia.

Di questo storico Istituto e della sua chiusura parleremo nel prossimo articolo.

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