La tragedia sfiorata a Spinello: «Mio marito era stato minacciato»

«Lo aveva minacciato, Shkambi lo aveva chiamato al telefono, gli diceva che sarebbe venuto lì e che gliel’avrebbe fatta pagare. A mio marito e a tutti noi». All’indomani dello sparo nel buio della notte di Spinello, la moglie del 63enne Franco Sampaoli, Stefania Boschetti, aggiunge solo poche parole al dramma che ha travolto all’improvviso la sua famiglia. A squarciare la quiete della frazione di Santa Sofia poco dopo le 20 di domenica scorsa sono state infatti le grida di una delle figlie di Sampaoli, accorsa in paese a bordo della sua auto alla disperata ricerca di aiuto. In casa, tra il padre e l’albanese 53enne Besnik Shkambi, detto Nicola, era in corso una lite violenta, che dalle urla e le intimidazioni era già passata alle mani. «Mio figlio Luciano stava aspettando la pizza che aveva ordinato in paese – racconta Gilberto Balzani, vicepresidente della Pro loco di Spinello, amico di famiglia dei Sampaoli – e proprio in quel momento ha visto arrivare la figlia di Franco che gridava chiedendo aiuto. Diceva “correte, correte, si stanno menando”. E allora Luciano si è precipitato a casa di Sampaoli, 100 metri dal paese. Hanno fatto prima che potevano ma quando sono arrivati era già successo. Sampaoli era in piedi, immobile, sotto shock, e poco distante c’era Shkambi steso a terra, ferito, che perdeva sangue». Proprio Luciano (sentito dagli inquirenti in qualità di testimone), secondo il racconto del padre avrebbe soccorso per primo l’albanese, tamponando con uno straccio la ferita alla spalla per evitare che si dissanguasse. «Poco dopo li ho raggiunti anche io – continua Balzani – e insieme a me altri abitanti del paese. Ci conosciamo tutti, appena abbiamo saputo ci siamo precipitati. Nessuno però è più entrato in casa, solo mio figlio è restato dentro. Noi siamo andati sulla strada per intercettare i soccorsi, per fare in modo che ci vedessero subito». In pochi minuti al paesino di Spinello si sono materializzati elicottero, carabinieri e ambulanze, un frastuono che in «in un posto in cui non succede mai nulla – dice Balzani, con l’amarezza che ancora non si è sciolta – lascia sconvolti. Siamo tutti traumatizzati, speriamo di dimenticare presto questa brutta pagina della nostra storia». Oltre alla crudezza del fatto di sangue, a pesare sul cuore degli abitanti di Spinello è anche «il dispiacere che una persona come Sampaoli, conosciuto da tutti da sempre, si sia trovato in mezzo a questa faccenda. Probabilmente Shkambi era ubriaco e credo che se Sampaoli non avesse fatto quello che ha fatto sarebbe stato massacrato. Quando lo abbiamo visto, Franco aveva la faccia gonfia che mai».

Sia Franco Sampaoli, detto Leone, che Besnik Shkambi, da tutti conosciuto come Nicola, sono due volti noti a Santa Sofia. Il primo perché punto di riferimento del paese, consigliere comunale per 15 anni, con la moglie che gestisce il bar alimentari “Dal leone”, e il secondo, come lavoratore occasionale dal carattere non facile, trasferitosi da qualche tempo a Santa Sofia con la moglie e il figlio dopo aver vissuto anche a Spinello. Qui, avrebbe conosciuto Sampaoli, lavorando per lui come boscaiolo. «Conosco bene Sampaoli, ho sempre avuto un rapporto leale e franco con lui – dice il sindaco di Santa Sofia Daniele Valbonesi – sono attonito per quello che è successo, lo siamo tutti, e ci auguriamo che la vicenda possa concludersi al più presto in maniera positiva».

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