La torrida estate balneare del 1922, tanti i villeggianti in camicia nera

Accantoniamo la “conquista” del Municipio (si veda la precedente “Pagina” di questa settimanale rubrica) e tuffiamoci nella torrida estate del 1922. La spiaggia della «ridente stazione balneare di Riccione» è strapiena di fascisti. “Camicie nere” negli alberghi, nei caffè, per i viali. Ovunque. E sempre più gente fraternizza con questi “rumorosi” villeggianti, avvertendo nella loro determinata azione contro il «pericolo bolscevico» il ripristino dell’ordine pubblico e il ritorno alla normalità. Socialisti, comunisti e anarchici messi alle corde dall’incredibile consenso che hanno questi eccentrici “camerati”, abbandonano lo scenario politico della calura e se ne stanno in disparte, silenziosi e mogi ad aspettare che la fiumana dei bagnanti se ne vada e soprattutto che la quotidianità torni a girare per il giusto verso.

In Romagna le direttive della avanzata fascista le detta Italo Balbo. Spazi di manovra li hanno anche altri capoccia: Leandro Arpinati e soprattutto Dino Grandi, che a Riccione ha amici sia tra i bagnanti che tra i proprietari d’albergo. Scrive L’Ausa con ironia: «A Riccione, a Cattolica, a Bellaria, che sembrano le zone più rosse della nostra plaga, al suono del dio quattrino le più fiammeggianti bandiere sono diventate bandiere tricolori. Un capo socialista di Riccione, che esercita l’industria degli alberghi, ha affittato il suo locale ai fascisti e li ha serviti con squisita cortesia, mostrandosi fervente patriota». A voltare gabbana non è solo quell’albergatore, sono tanti i riccionesi che hanno cambiato opinione e tanti altri si apprestano a farlo.

E a proposito di bandiere, nel giardino di Villa Margherita si susseguono grandi “feste tricolori”, con esibizione di stravaganti divise littorio. La pensione, nella spassosa conduzione dei coniugi Gina e Mario Azimonti – che non fanno mistero delle loro opinioni “cameratesche” –, scandisce il ritmo della vacanza caratterizzandola con trattenimenti serali farciti di musica, danze, rassegne pirotecniche ed elezioni di reginette. Il 13 agosto la fascia tricolore della «più bella della serata» va alla signorina Allegrina Benvicelli di Ferrara (La Riviera Romagnola, 17 agosto 1922).

Il calendario dell’estate è ricco di manifestazioni sportive, molte della quali collegate all’ippica: spettacolari gare che si svolgono allo Stadium, una struttura polivalente «tra le migliori d’Italia» in grado di attirare un pubblico raffinato ed elegante «dai più lontani centri della regione» (La Riviera Romagnola, 27 aprile, 24 luglio e 3 agosto 1922). Alle corse dei cavalli si aggiungono le variegate iniziative mondane e di intrattenimento al Politeama Nirigua, un complesso multifunzionale ideato e gestito dal conte Luigi Guarini, intimo amico di Dino Grandi. E Grandi ci riporta ai fascisti.

I “camerati” hanno il loro quartier generale vespertino al Kursaal, già Teatro Sghedoni. Qui tra bitter Campari e vermouth Cinzano si anima il dibattito sulla situazione sociopolitica del Paese e si ricevono le notizie, fresche di giornata, del movimento mussoliniano. Che ormai imperversa in ogni dove. Ed è da questo “covo” di viale Ceccarini che il conte Luigi Guarini, “il bolognese” autoproclamatosi leader dei fascisti vacanzieri, manovra l’andazzo della “bagnatura”. Agli incontri partecipano alcuni riccionesi – pochi per la verità – e tra questi Felice Pullè che, abbandonati i generici posizionamenti nazionalistici, ora ostenta amicizie altolocate, persino con Mussolini.

Ed è proprio dal Kursaal, dopo la rivolta del 24 agosto, che prende il via la grande “parata” dell’ultima domenica del mese. Quel giorno, riferisce La penna fascista – organo del fascio riminese – il 4 settembre 1922, «una enorme folla di operai e sindacalisti in camicia nera» sfila incolonnata per «le vie principali del paese» dietro ai «simboli della Patria» e sotto lo sguardo di «uno strabocchevole concorso di popolo». «Lo spettacolo – prosegue il periodico delle “camicie nere” – nuovo per Riccione, abituato alle incomposte e turbolenti manifestazioni rosse, ha segnato la prima data della nuova risurrezione di questo estremo lembo di Romagna che fu per molto tempo il feudo bolscevico per eccellenza».

Nonostante il rullo compressore delle forze fasciste qualche sacca di resistenza “bolscevica” continua a mantenere accesa la fiammella degli antichi ideali. «Rimane una sparuta cricca di lestofanti – scrive con strafottenza La penna –, che hanno il loro regno a San Lorenzino, la quale tenta nell’ombra di inscenare azioni individuali di sorpresa. A tempo debito sapremo snidare questi vermiciattoli che strisciano fra i pruni del bosco e li colpiremo senza pietà». Parole spavalde, profferite come minacce. Alle quali seguono i fatti. I primi di settembre, in seguito ad un alterco avvenuto fra due fascisti, i fratelli Zanni, e l’anarchico Conti, scoppiano “strani” e immediati “incidenti”: la sera è incendiata la fabbrica di mobili dei Villa, noti e stimati socialisti, e «alcuni ignoti» penetrano nella tabaccheria del «compagno» Colino Casali (cfr. La penna fascista, 4 settembre 1922).

E dopo gli incendi … anche il fumo. Il 13 settembre la signora Villa, «affetta da malattia bolscevica alla lingua» – scrive con alterigia La penna fascista il 17 settembre 1922 – viene «pennellata al negrofumo». Il gesto, ignobile oltre che volgare, rientra nella terapia intensiva degli squadristi, i quali per ripulire l’area dai “rossi” e dalle “rosse” adottano un criterio molto sbrigativo: «per i maschi olio di ricino e per le femmine nero fumo».

Abbandoniamo gli obbrobri del nuovo clima politico e chiudiamo l’articolo con una interessante notizia: la nascita della Croce verde riccionese. Il servizio di assistenza e di pronto soccorso, «tanto per il mare come per il paese», prende corpo da un progetto elaborato da Eugenio Reali e da Oddo Gramignani. Quest’ultimo ne diviene il presidente. Da La Riviera Romagnola del 7 agosto 1922 apprendiamo anche che la Croce Verde, sorretta da circa 200 soci, non dispone di un’autoambulanza, ma è fornita di una «comoda lettiga a trazione animale» con la quale effettua i trasporti al civico ospedale dei malati e dei feriti.

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