RAVENNA. Il Legato pontificio in Romagna cardinale Luigi Valenti Gonzaga, commissiona all’architetto Camillo Morigia (Ravenna 1743-1795) la realizzazione dell’elegante tempietto neoclassico destinato a contenere i resti di Dante Alighieri, da collocare sopra la tomba quattrocentesca eretta dal podestà veneziano Bernardo Bembo. Negli anni l’edificio diventa uno dei simboli della città nella produzione grafica pubblicitaria. Nel 1935 Giuseppe Bartoli (Bagnacavallo 1911-1980), un ottimo pittore diplomato a Bologna e formidabile disegnatore e illustratore, lo inserisce quale unico elemento identificativo di Ravenna nella cartolina del Distretto Militare realizzata con la consueta bravura in perfetto stile “littorio”. Collocato non distante dalla Basilica di San Francesco, nella “zona dantesca”, il sacrario è da sempre meta di visitatori italiani e stranieri tra i quali molti artisti che lo immortalano nelle loro opere. Tra i tanti, alcuni romagnoli illustri.
Romolo Liverani (Faenza 1809-1872), pittore, straordinario interprete della decorazione di interni faentina dell’Ottocento e famoso scenografo teatrale ben conosciuto a livello nazionale, durante i suoi numerosi spostamenti disegna nei suoi taccuini paesaggi, castelli e scorci cittadini tra i quali la tomba di Dante.
Come lui Giuseppe Ugonia (Faenza 1881- Brisighella 1944) e Domenico Dalmonte (Brisighella 1915 -1990), due eccellenze della grafica, dimostrano il loro interesse per il monumento. Ugonia lo inquadra di fronte per inserirlo nella serie di litografie realizzata nel biennio 1927-28 per illustrare “Ode a Ravenna” scritta nel 1911 dal massese Francesco Sapori, mentre Dalmonte lo inquadra visto dal fianco nella bella xilografia per la copertina del fascicolo n.3 de “La Piè”, la rivista di cultura romagnola diretta da Aldo Spallicci. Il sacello di Morigia custodisce al suo interno il bassorilievo in marmo che raffigura un Dante pensoso mentre legge, eseguito nel 1483 da Pietro Lombardo il Vecchio.
Il pittore Attilio Runcaldier (Ravenna, 1801 – Ginevra 1884) patriota amico di Giuseppe Mazzini imprigionato per sette anni per la partecipazione ai moti romagnoli del 1831, presente alla difesa della Repubblica Romana nel ’49, ai moti milanesi del ’53, transfuga a Bruxelles, a Londra, poi a Ginevra, trasferisce su tela il poeta al lavoro nel suo studiolo rifacendosi all’opera dello scultore dell’alta Val Brembana. Enrico Piazza (Ravenna 1864 –1945) ottimo pittore ed eccellente decoratore di interni di chiese e di edifici pubblici e privati a Roma e nella sua città natale, nel 1908 in occasione delle onoranze a Dante Alighieri, realizza almeno due disegni del bassorilievo nel sepolcro per illustrare le cartoline commemorative dell’evento.
Il grande Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso 1874 – Roma 1928), promotore del rilancio della xilografia in Italia, riprende il tema nel 1921 per pubblicarlo nel 1925 su “Xilografia” la rivista del faentino Francesco Nonni. Vittorio Guaccimanni (Ravenna 1859-1938), allievo a Firenze di Arturo Moradei che sostituisce nella direzione dell’Accademia di Belle arti di Ravenna, artista di notevole talento per la pittura e la grafica, nel 1921 disegna “Dante che legge”. L’ispirazione sembra venire dall’opera di Pietro Lombardo interpretata con la grande sobrietà ed eleganza del segno dell’artista ravennate.

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