La spina bifida, la malattia della colonna vertebrale in gravidanza

Quando la colonna vertebrale resta “aperta”, per colpa di una chiusura incompleta delle parti che compongono il canale spinale, la diagnosi è di “spina bifida”. Si tratta di uno dei difetti più comuni del tubo neurale, con la malformazione che si sviluppa nei primissimi mesi di gravidanza. La ricerca deve ancora vederci chiaro sulle sue cause, ma uno dei principali fattori di rischio che la scatenerebbe potrebbe essere la carenza di vitamina B9, l’acido folico. I difetti del tubo neurale colpiscono in Italia 6 neonati su 10mila. Tra loro, uno su due è affetto da spina bifida. La sua diagnosi avviene tra la ventesima e la ventiduesima settimana di gestazione ed in molti casi è possibile intervenire in utero, anche se i rischi di morte e di parto prematuro sono ancora molto alti. Il primo intervento simile ci fu a fine anni Novanta negli Stati Uniti, nell’ospedale pediatrico dell’Università della Pennsylvania. Per gli specialisti che raggiunsero questo obiettivo ci fu una pubblicazione dell’intervento sull’autorevole rivista scientifica Lancet. Ancora oggi la malattia può comportare gravi invalidità fisiche. Non esistono oggi cure risolutive, ma proprio gli interventi chirurgici possono tentare di alleviare il problema.

«L’assunzione di acido folico è in grado di prevenire al 70% la spina bifida e gli altri difetti del tubo neurale. Attraverso la fortificazione obbligatoria di alcuni cibi, tra i quali le farine alimentari, come recentemente deciso dalle autorità sanitarie britanniche, si potrebbe garantire una sua corretta assunzione durante tutta la vita, quindi anche nel periodo pre-concezionale della donna», spiega Luigi Orfeo, presidente della Sin, la Società italiana di neonatologia. Ma quanto acido folico ne va preso? La dose consigliata è di 400 microgrammi al giorno. Non serve l’integrazione: un’alimentazione varia ed equilibrata riesce a far raggiungere questa quantità senza alcun problema. In gravidanza le situazioni cambiano: dovrebbe aumentare a 600 microgrammi al giorno, con l’inizio dell’assunzione almeno due mesi prima del concepimento, per favorire un buono sviluppo del feto, la corretta formazione del tubo neurale e per proteggere il nascituro da malformazioni, anche molto gravi.

Ma dove si trova questa vitamina? È nelle verdure a foglia verde, nel fegato, nelle arance, nei kiwi e anche nel latte. La vitamina tende a disperdersi a contatto con l’acqua e a distruggersi per il troppo calore. Quindi, il consiglio principale è di mangiare le verdure specialmente crude o non troppo cotte. In circa 80 Paesi del mondo (negli Usa, in Canada e in Australia, per esempio), è in vigore la “fortificazione obbligatoria” dei prodotti, per far assumere più vitamine e per avere meno necessità di seguire un trattamento a base di integratori. I neonatologi italiani guardano di buon occhio a questa innovazione e chiedono di procedere anche in Italia alla supplementazione di acido folico nelle farine alimentari che, precisano «potrebbe essere il primo all’interno dell’Unione Europea a compiere questo importante passo».

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