La spericolata impresa del volo Rimini-San Marino

L’ impresa sembra impossibile. Ma Gianni Widmer (1892-1971), triestino ventunenne, di coraggio ne ha da vendere. Col suo aereo, un Blériot 50, partendo da Rimini vuole atterrare sul monte Titano e precisamente sul pianoro di Montecarlo, un piccolo spiazzo a 700 metri sul livello del mare, a picco su un burrone. Solo l’audacia o l’incoscienza della giovane età possono indurlo ad osare tanto. Il primo tentativo di volo, fissato per domenica pomeriggio 13 aprile 1913, è rimandato per il maltempo; il secondo, in programma per mercoledì 16 aprile alle ore 14, rischia un ulteriore rinvio.

La giornata, infatti, è grigia: spira un forte vento e le nuvole che si addensano sulle tre vette di San Marino si spostano a grande velocità. Si attende che le condizioni atmosferiche consentano la rischiosa iniziativa, anche se le previsioni non sono incoraggianti. Il sensazionale raid ha richiamato una marea di gente. In piazza d’Armi (prato della Sartona) gli spettatori che assistono alla partenza sono circa tremila; nei pressi del «campo di atterramento », più di seimila. Tanti sono anche i curiosi sparsi lungo il percorso con gli occhi puntati verso il cielo.

L’era dell’aviazione è appena cominciata, ma ha già conquistato il grande pubblico. La nuova «pazzia del secolo» ha preso il via negli Stati Uniti il 17 dicembre 1903, quando i fratelli Wright riuscirono a far volare per 12 secondi il primo aeroplano a motore. In Europa l’esordio è più recente: il primo velivolo «più pesante dell’aria» si solleva solo nel 1906, durante un esperimento effettuato nei pressi di Parigi. Il volo non ha ancora compiuto dieci anni, ma è già emozionante epopea con record di durata, di distanza, di velocità, di altezza. Nel 1909 si attraversa la Manica; nel 1910 si sorpassano le Alpi; nel 1911, in Inghilterra, si inaugura il primo servizio di posta aerea; nella guerra di Libia qualche monoplano è impiegato dall’Ita – lia per «servizi esplorativi».

L’aeronautica è uno sport incredibilmente romantico, fantasioso, frenetico, ma anche pericoloso; tra i piloti si contano già centinaia di vittime. L’im p r e s a , che Widmer si appresta a compiere, è temeraria: per la prima volta in assoluto un aereo sale dal mare per atterrare sul monte. E questo spiega l’enorme affluenza di pubblico ed anche il nervosismo che attanaglia tutti per la giornata non propizia. Alle 17 e 50, rassicurato telefonicamente dal padre – che lo attende sul pianoro di Montecarlo – circa le condizioni atmosferiche di San Marino, il triestino decide di prendere il volo. Qualcuno, fino all’ultimo, tenta inutilmente di farlo desistere. Il decollo non è facile.

Da Il Momento del 17 aprile 1913 la descrizione delle fasi più avvincenti: «Il vento di mare spirava con accentuata intensità, cosi che il fragile apparecchio restò per qualche minuto in balia delle raffiche, e solo per la grande abilità del giovane aviatore volgendosi verso la collina e innalzandosi gradatamente, poté tenere il suo volo calmo, fermo, sicuro, sparendo dopo circa dieci minuti nelle nuvole che si confondevano colle più alte vette della Repubblica». Il percorso è breve: in linea d’aria solo 12 chilometri.

Il vento contrario, tuttavia, obbliga il pilota a raggiungere la quota di 1500 metri per effettuare, poi, una larga evoluzione in discesa, che lo porta verso la «parte settentrionale del contrafforte di San Marino», in direzione dell’ «angusto pianoro posto come in una piccola valle sulla cima del terzo monte del Titano». A 800 metri Widmer inizia a planare. L’atterraggio è spasmodico. L’aereo tocca terra a motore acceso e a velocità sostenuta. L’im – patto con la stretta e improvvisata pista è perfetto, ma la frenata è lunga e difficoltosa. Il velivolo si arresta a cinque metri dal precipizio. La folla, che ha trattenuto il respiro dall’emozione, esplode in un fragoroso applauso. L’ardi – mentoso giovane esce dall’aereo sorridente e di corsa si dirige ad abbracciare il padre.

Il gesto manda in delirio il pubblico che continua con più vigore a battere le mani. Il triestino è accolto trionfalmente dalle autorità civili e militari della Repubblica, che gli concedono la medaglia d’oro di prima classe al merito civile. Sul luogo dell’atterraggio, a ricordo dell’impresa, sarà posto un cippo realizzato dallo scultore Carlo Reffi con epigrafe di Pietro Franciosi. Il marmo è uno dei primi monumenti al mondo dedicato a un aviatore. A Rimini «il valoroso Gianni Widmer» sarà festeggiato per iniziativa del Circolo Filodrammatico e Sportivo e Impiegati Civili (L’Ausa , 12 aprile 1913). Il raid era a scopo benefico e i proventi dei biglietti vanno all’Ospedale della Misericordia e al Patronato scolastico di San Marino. Per ottant’anni nessun altro pilota avrà il coraggio di emulare la leggendaria prova di Widmer. Il 18 aprile 1993 il volo sarà ripetuto da Gian Carlo Zanardo con un Blériot ricostruito fedelmente sul modello originale, ma dotato di un motore più sicuro.

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