La sezione del “Sol dell’avvenire” della borgata di Riccione

La politica, in una frazione di poco più di cinquemila abitanti senza attrattive e luoghi dove alleviare lo scontento – quale è Riccione nei primi anni del Novecento –, aiuta a sopportare la monotonia della giornata e a volte persino a darle un senso. E poiché essa trova tanto spazio nei vecchi giornali riminesi, noi, che delle loro colonne siamo ghiotti, l’andiamo a recuperare per trasportarla sulle nostre “Pagine”. Detto questo, procediamo. Stando ai risultati elettorali – ci riferiamo alle elezioni del 1901 per il rinnovo parziale del Consiglio comunale di Rimini e a quelle precedenti –, il sentimento politico della borgata di Riccione è rivolto alla componente progressista, rappresentata nella sua quasi totalità dal Partito socialista; pochissimi sono i radicali e ancora meno i repubblicani. Gli anarchici – assenti nei turni elettorali per scelta ideologica, ma presenti e loquaci nel dibattito politico casereccio – sono una minuscola, ma vivace brigata capace di scaldare la discussione nei freddi mesi invernali. Il peso dei conservatori e dei cattolici che aderiscono alle liste liberali è irrilevante.

Incoraggiati dal consenso che riscuotono tra la popolazione, nel maggio del 1904 i socialisti riccionesi decidono di staccarsi dalle direttive politiche del capoluogo e di dar corso, in tutta autonomia, alla prima Sezione del Partito del “Sol dell’avvenire” (la locuzione, usata per la prima volta da Giuseppe Garibaldi quando entrò nell’Internazionale socialista, sta a significare la luce che illuminerà i popoli). Leader indiscussi di questa formazione sono Domenico Galavotti (1859-1922), presidente della Società di mutuo soccorso dei marinai e conduttore di una modesta baracca ad uso osteria a due passi dal bagnasciuga, e Carlo Felice Pullè (1866-1962), medico condotto e direttore dell’Ospedale Ceccarini. I due hanno visioni politiche chiare e ben strutturate, ma distinte. Il primo prospetta un socialismo di lotta, ruspante e passionale; il secondo, al contrario, un socialismo umanitario, colto e conciliante (cfr. Pensiero socialista, 28 maggio 1904). La maggior parte dei progressisti riccionesi simpatizza per la linea “dura” espressa da Galavotti; non a caso la Sezione nasce immediatamente dopo l’VIII Congresso socialista di Bologna dell’8-11 aprile che vede l’ala “oltranzista” del Partito conquistare la direzione centrale e dettare una strategia che non trascura l’ipotesi di una rivoluzione radicale e persino violenta della società italiana e delle sue strutture politiche e sociali.

Nel periodo in cui Riccione apre la sua Sezione, il Partito socialista italiano ha 32.000 iscritti e 929 Sezioni sparse per il Bel paese: con i Circoli, le Leghe, le Cooperative, le Camere del lavoro e gli eletti nei municipi e nel parlamento, rappresenta una realtà sociale ben radicata nel territorio. Una realtà solida su cui contare per un’azione concreta di assistenza culturale e materiale ai lavoratori e, dopo la svolta di Bologna, anche per aspirare a mettere in pratica il sogno di una società più equa utilizzando l’arma dello sciopero generale, secondo le indicazioni del sindacalismo di Georges Eugène Sorel (1847-1922) patrocinato da Arturo Labriola (1873-1959).

Per la borgata di Riccione l’apertura della Sezione del “Sol dell’avvenire” – del partito che per definizione rappresenta il simbolo dello sviluppo democratico del Paese, dei diritti civili, delle libertà sindacali e dei servizi sociali contro l’«autoritarismo illiberale dei liberali» – costituisce un vero e proprio evento, meritevole di essere celebrato con una grande manifestazione di popolo. Questa è organizzata nella giornata di domenica 22 maggio 1904, in concomitanza con l’inaugurazione della bandiera della Sezione. Stando a quanto scrive il Pensiero socialista – Organo della Federazione collegiale socialista riminese – al raduno riccionese «accorsero compagni numerosi da tutte le sezioni vicine»; nella piazza del paese parlò l’onorevole Savino Varazzani (1858-1938) e le fanfare di Cattolica, San Giovanni e Riccione «suonarono e risuonarono l’Inno dei lavoratori» per tutta la giornata. Presero la parola anche i “compagni” Bratti di Morciano, Tamburini di Rimini e Pullè di Riccione. Alla sera, poi, «allegre danze tennero uniti ancora i compagni ed i simpatizzanti». I quali, sottolinea il giornale socialista, in paese costituiscono «una vera forza» (cfr. Pensiero socialista, 28 maggio 1904).

«Una vera forza» che, purtroppo, si barcamena in un mare di arretratezza economica e sociale spaventosa.

Tranne quei pochi, che sfruttando la “moda” dei bagni di mare riescono ad assaporare piccoli benefici, la stragrande maggioranza dei residenti – dedita ai lavori agricoli e alla pesca – si arrabatta per la sopravvivenza e a malapena riesce a sbarcare il lunario.

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