La scoliosi trascurata può diventare anche dolorosa e invalidante

Generalmente è visibile a occhio nudo, perché potrebbe produrre delle asimmetrie, altre volte invece è diagnosticabile solo attraverso esami specifici; qualche volta ha ripercussioni su tutto il corpo, raramente diventa un impedimento allo svolgimento delle normali attività quotidiane, ma quando è grave può trasformarsi in un problema doloroso e molto limitante; in ogni caso, mai si corregge da sola: si tratta della scoliosi, una malformazione della colonna vertebrale che colpisce circa il 3% della popolazione. «La scoliosi appartiene alla categoria dei dismorfismi – spiega Sara Vignoli, fisioterapista attiva sul territorio ravennate -. Si tratta, infatti, di una deformità strutturale, che non è solo funzionale e che non è autocorreggibile».

La scoliosi può avere diverse cause. «Può essere congenita – continua l’esperta – idiopatica o può essere la conseguenza di un’altra patologia».

Questa malformazione è facilmente individuabile. «La scoliosi si manifesta con un’alterazione della curva in lateralità, comporta cioè una deviazione laterale alla quale si accompagna sempre una rotazione del rachide che va a formare il cosiddetto “gibbo” a livello del torace, nella parte posteriore, generalmente da un lato. Implica inoltre una serie di alterazioni di tutta la postura, che si possono focalizzare nella zona delle spalle (una più alta dell’altra), del bacino e anche dei seni che possono risultare non allineati».

A livello sintomatologico molto spesso quello che si percepisce è una sensazione di rigidità e di limitazione. «La presenza o meno del dolore è strettamente correlata alla gravità della malformazione. Nei bambini è presente soprattutto una rigidità, mentre il dolore potrebbe apparire solo successivamente, a causa delle varie compensazioni messe in atto da tutto il corpo per fronteggiare il disallineamento. Come conseguenza della scoliosi si potrebbero avere delle implicazioni riguardanti gli altri organi, come la capacità polmonare, o anche disturbi a livello dell’intestino, per esempio. Se non è trattata può portare anche a dolori all’anca e può diventare causa di cervicalgia».

Prima viene diagnosticata e maggiormente si può intervenire. «La scoliosi va diagnosticata in età adolescenziale, perché finito lo sviluppo non è più possibile correggerla. In alcuni casi, anche quando viene effettuato un trattamento, non è sicuro che regredisca o che scompaia del tutto. Certamente la condizione si può tenere sotto controllo».

I trattamenti sono di tipo ortesico e riabilitativo. «Quasi sempre portare il busto per un determinato periodo è inevitabile per migliorare, specie nelle situazioni particolarmente compromesse, la condizione della scoliosi. Sebbene il busto o il corsetto di oggi sia ridotto in dimensioni e più facile da indossare rispetto a quello di una volta, ha delle conseguenze psicologiche che non vanno assolutamente sottovalutate. A soffrire di scoliosi sono soprattutto le femmine e il busto viene portato fino a sei mesi dopo che si è ultimata la crescita; ciò significa che accompagna l’adolescente per tutto il periodo del suo sviluppo. Indossarlo per molte ore al giorno può diventare una limitazione nell’abbigliamento, per esempio, oltre che essere fastidioso, specialmente in alcuni periodi dell’anno come in estate, quando fa particolarmente caldo». Il busto non è l’unica procedura di intervento. «Si esegue una mobilizzazione vertebrale della cintura lombo pelvica e di quella toraco-scaporale. Si insegnano anche degli esercizi respiratori, correttivi, e di “sgusciamento” dalle spinte del corsetto, in quanto il busto ha delle spinte rigide (protuberanze) al suo interno che vanno a contrastare la scoliosi e si mostra al paziente come controbilanciare la spinta per potersi riallineare. Di solito per accertarsi che l’ossificazione si sia completata, e quindi per la prognosi, si esegue una lastra. Solo nei casi più gravi si interviene chirurgicamente».

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