La Romagna di Stefano Bernardeschi, l’antinfluencer goliardico

Non le manda mai a dire il cesenate Stefano Bernardeschi. Videomaker, social media manager, giornalista, classe 1979, esponente frizzante della generazione X con il pallino di cavalcare l’onda e di cogliere lo Zeigeist, lo spirito del tempo. Fondatore della nota pagina Facebook Romagnoli Popolo Eletto, e già il nome lascia trasparire lo spirito goliardico, sospeso tra l’autocelebrativo e l’autoironico. Dopo gli studi al Liceo Classico Monti della sua città, si trasferisce a Milano dove si diploma alla Scuola di Cinema Luchino Visconti, specializzandosi in montaggio video. Tra le grandi passioni di Stefano ci sono la storia e la cucina. Non a caso è anche il fondatore della pagina “Cesena di una volta” dove sono condivise fotografie della Cesena di un tempo, lui stesso ne possiede un nutrito archivio.

Stefano, lei si definisce un anti social media manager. Cosa vuol dire?

«Vuol dire che sono sui social fin dall’inizio, ho creduto nella loro potenza e poi sono rimasto deluso da ciò in cui si sono trasformati. Ho così voluto sviluppare e gestire la mia pagina in modo spontaneo, non convenzionale. Ho fatto il social media manager per tanti anni, anche per Mediaset: ci sono regole precise da rispettare. Sulla mia pagina queste regole non vengono seguite: la gestisco come uno spazio privato che rispecchia il mio carattere goliardico».

La pagina “Romagnoli, popolo eletto” conta 130mila follower su Facebook e 59 mila su Instagram. Perché questo successo?

«Di sicuro l’esserci stato fin dall’inizio è un fattore determinante, ho cominciato undici anni fa, per i social è preistoria. Poi ho deciso di attuare la cosiddetta “comunicazione polarizzante”: per un’affermazione forte che esprimi perdi dei follower ma ne acquisisci molti altri, lo sanno bene molti politici. Io per esempio ce l’ho con i ciclisti, per un ciclista che perdo cominciano a seguirmi altre dieci persone. In sintesi sono romagnolo e gestisco la mia pagina alla romagnola».

Chi sono i follower e che rapporto ha con loro?

«Mi stupiscono; per esempio ho conosciuto un mio follower quindicenne il quale mi ha confidato che per il suo compleanno vuol farsi regalare la felpa della Ferrari e la mia: mi sembra troppo! I miei follower sono i giovani e questo mi colpisce se pensiamo che una delle prime missioni della pagina era quella di parlare della Romagna e delle sue tradizioni. La mia è una pagina identitaria dove si possono sfogare in maniera positiva anche sentimenti non edificanti. I miei follower sono divisi in maniera equilibrata tra maschi e femmine e questo è un fatto abbastanza curioso considerando che ha uno spirito molto goliardico che di solito attrae di più gli uomini. Non ci ho messo da subito la faccia perché non volevo diventare un influencer ma creare una community, poi qualche anno fa sono stato invitato dalle pro loco del Riminese a pubblicizzare delle sagre, l’ho trovato coerente con il mio carattere, con lo spirito della pagina e così sono uscito allo scoperto. Durante lo scorso lockdown ho anche organizzato delle dirette con molti ospiti, tra cui Raoul Casadei in una delle sue ultime apparizioni pubbliche».

È vero che lei banna con una certa facilità?

«Sì, è la cosa più divertente dei social network, vorrei farlo anche nella vita reale ma non è possibile. La mia pagina ha un carattere ben preciso e se stiamo ridendo e scherzando nessuno può arrivare e “spacchè i maroun” come si dice in Romagna. Ne banno centinai di migliaia, potrei avere molti follower ma chi sta dentro deve capire lo spirito della community oppure se ne può andare».

E dopo le sagre in Romagna, oggi come monetizza?

«Il merchandising della pagina va molto bene e per questa stagione ho brandizzato con il logo “Romagnoli popolo eletto” un bagno al mare, che rispecchia lo spirito della community».

La frase d’amore da dedicare alla Romagna e ai romagnoli?

«Osta boia che bella questa domanda. Mi sento solo un megafono per comunicare quello che di buono c’è nella nostra terra. Spero di essere degno di dare voce alla Romagna perché questo mi da gioia e soddisfazione. Un’ultima cosa la vorrei dire: prendo sempre in giro i miei concittadini e so di stare antipatico a molti. Nella mia città c’è chi si indigna per qualche adesivo di Romagnoli popolo eletto attaccato a qualche cartello e per questo vengo messo alla gogna. Ma ci sono cose più gravi e che creano danni permanenti verso le quali i cesenati dovrebbero prestare più attenzione: il nostro bellissimo paesaggio deturpato da ville con piscina, ristrutturate con l’escamotage del ripristino delle attrezzaie a uso agricolo. Vorrei che ci pensassero».

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