La Romagna di Alice e del Mei piange Battiato

Il grandissimo Franco Battiato non c’è più. Perfino superfluo qui e ora sottolineare chi sia stato per la musica e non solo, ma per l’intera cultura europea. Lo sa bene la forlivese Carla Bissi, in arte Alice, sua sodale per 30 anni, sua musa e anche sua compagna di tante tappe della carriera di entrambi: per lei scrisse “Per Elisa” con cui Alice vinse Sanremo nel 1981.

Alice (Carla Bissi)

Sui suoi profili social, la cantante si chiede: «Chi è stato per me Franco Battiato? Una persona che mi ha dato fiducia, che mi ha fatto crescere. Un uomo di straordinaria intelligenza, sensibilità, generosità con il quale ho condiviso interessi di natura culturale e spirituale. Un amico. Niente da aggiungere». Nel 2018, in occasione del concerto nella sua Forlì, Alice si era detta preoccupata per l’amico e aveva dichiarato al Corriere Romagna: «A lui dedico un pensiero forte, per la sua salute, dopo la rottura del femore e quella del bacino… Franco è un “patrimonio nazionale” che appartiene a tutti». E nel 2016, in occasione della tappa cesenate del loro ultimo tour insieme, sempre al Corriere: «Grazie a lui ho potuto cantare le canzoni che scrivevo e mi ha fatto scoprire corde interiori che non sapevo di avere».

Una lunga frequentazione

Battiato aveva con la Romagna una lunga e “antica” frequentazione. Una data certa di uno dei suoi “affacci” fu il 1993 al Pavaglione di Lugo. Qui tenne un concerto che venne registrato e finì in parte in un suo disco live del 1994, “Unprotected”. Una delle sue tappe romagnole più eclatanti fu certamente il capodanno del 2012 a Rimini quando, il 31 dicembre del 2011, tenne un concerto in piazzale Fellini davanti a decine di migliaia di spettatori, ma nel presentarlo ammise al Corriere Romagna: «A chi mi considera poco adatto a una festa come Capodanno, dico che potevano cambiare città e scegliere un altro concerto. Posso assicurare che questa ambiguità e non conoscenza della mia musica mi fa andare avanti da tanti anni: bastava venire a uno qualsiasi dei miei concerti per capire che il trasporto del pubblico c’è ed è anche tanto. Io comunque non sono per questi rituali con tanta gente, devo essere sincero, non lo sono mai stato e ancora adesso non li gradisco».

Il suo promoter

Un uomo di carattere che non la mandava a dire e che la Romagna amava anche, forse, per questo suo tratto così spontaneo. Da noi ha suonato decine di volte. Lo ricorda bene il suo promoter locale, il riminese Willie Sintucci della Pulp: «Sono stato con Franco negli ultimi 20 anni, l’ho portato a Bologna, a Ravenna, a Faenza, a Cesena, Sogliano, Cervia, a Riccione per “La Notte Rosa”, a Rimini per il primo anno del “Capodanno più lungo del mondo”. Sempre concerti eccezionali. E certe notizie fanno male. Bisognerà celebrarlo per bene perché lui era un grandissimo artista, di livello internazionale, e poi sempre molto buono e gentile. Non se la tirava per niente. Non mi sono mai sentito in difficoltà con lui: aveva una cultura immensa, sconfinata, ma non te la faceva pesare. È stato bello e speciale lavorare con lui. Mi ricordo che un giorno al Pala De André di Ravenna mi chiese: ma sei sicuro che questo posto abbia l’acustica giusta? E io: maestro, ci abbiamo fatto anche Lou Reed!, vantandomi un po’… E lui di rimando: ma che c…zo c’entra Lou Reed con me?! E tutti ne ridemmo per un pezzo… Ecco, era così. Se dovessi definirlo, direi che Battiato era un maestro che si bastava, un uomo che bastava a se stesso, gentile ed educato. Vendeva tanti biglietti, milioni di copie di dischi, era sempre al top. Non mi ricordo un concerto che non fosse pieno. La sua era musica colta portata a livello popolare, un vero genio! E con la nostra Alice poi, la forlivese Carla Bissi, c’era un’alchimia particolare, si intendevano perfettamente, da artisti veri».

Quando venne al Mei

Una grandissima opinione di Battiato ce l’ha anche Giordano Sangiorgi, patron del Mei di Faenza: «Correva l’anno 2000 e alla quinta edizione del Mei decidemmo di invitare un Big della canzone italiana colto e intelligente come Battiato ad incontrare tutti i giovani cantautori che a quei tempi gli avevano inviato, speranzosi in un suo positivo giudizio, una demo in cassetta come si usava in quell’epoca con le loro canzoni originali e inedite. Con nostra grande sorpresa e nostro immenso piacere Battiato accettò di partecipare al Mei gratuitamente e di incontrare i giovani cantautori indipendenti. Fu un incontro straordinario e bellissimo, che ebbe un’eco e un successo enorme e dall’anno dopo il Mei divenne un punto di riferimento della nuova musica italiana e non più “della musica indipendente di Serie B”, come qualcuno della vecchia guardia della discografia e dei media reputava la nuova musica italiana di quel periodo. Per questo piangiamo e ringraziamo insieme il maestro Franco Battiato per essere stato, lui più di tutti, uno dei pilastri fondanti della musica indipendente del nostro paese».

L’assessore Piscaglia

Anche l’assessore alla Cultura di Rimini, Giampiero Piscaglia, lo ricorda con affetto: «Sono state le note di “Up patriots to arms” ad aprire la prima edizione del “Capodanno più lungo del mondo”, la sera del 31 dicembre 2011. In quella notte offrì al pubblico di piazzale Fellini di immergersi nella sua poesia. Ma già nel 2007 era venuto a Rimini alla rassegna “Effetto doppler” curata da Nicoletta Magalotti per presentare “Niente è come sembra”, il suo terzo film. Momenti di straordinaria bellezza, che sono in qualche modo diventati parte della storia della nostra città».

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