RIMINI. “Chiamata alle arti_Rimini” è il nome del gruppo Facebook ideato da Alexia Bianchi per raccogliere idee e proposte degli operatori culturali e degli artisti del territorio utili a uscire dalla fase di stallo creata dall’emergenza sanitaria.
Riminese doc, Alexia Bianchi ha 47 anni, e dopo aver mosso i primi passi come attrice (insieme alla laurea al Dams si è diplomata all’Accademia Antoniana d’Arte Drammatica di Bologna, affinandosi nella prosa con Ert e lavorando con diverse compagnie tra cui Koinè Teatro), ha poi conseguito un master universitario in Organizzazione dello spettacolo dal vivo all’Università di Parma. A Rimini ha fondato l’associazione culturale Vagamondi, poi ha collaborato con Cambia-Menti per la gestione dello spazio Gate, mentre da alcuni anni lavora come freelance nell’ambito dell’organizzazione di eventi e di comunicazione in particolare (ma non solo) per soggetti che producono eventi culturali. Conduce tuttora laboratori teatrali e ha creato il gruppo “Donna, soggetto” che affronta le tematiche degli stereotipi di genere e le pubblicità sessiste.
«Confrontandomi con gli amici e i colleghi, ho sentito l’esigenza di creare questo gruppo e raccogliere tutte le idee e le proposte», spiega Alexia. «Un’occasione per confrontarsi concretamente, attivamente e costruttivamente sul futuro dei lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo dal vivo»: il primo post dell’amministratrice è quindi un invito a trovare soluzioni, più che a dar libero sfogo alle polemiche.
«Per la cultura si prospetta un’attesa molto più lunga rispetto agli altri settori. Per questo credo non si possa continuare ad aspettare a braccia conserte, pur nel rispetto delle norme sanitarie che non spettano a noi. Come prima cosa mi sono rivolta al Comune e, collegandomi al progetto Rimini Open Space (che concederà spazi ai bar e ristoranti per poter essere a norma quando riapriranno), ho chiesto all’assessore Jamil Sadegholvaad se anche le realtà culturali potrebbero trarne vantaggi. Al momento questa soluzione riguarderà solo gli esercizi commerciali, ma anche con l’assessore alla Cultura Giampiero Piscaglia ci siamo promessi di organizzare una tavola rotonda per confrontarci su eventuali possibilità. Il timore da parte del Comune è giustificato perché si naviga a vista e ogni volta vengono cambiate la carte in tavola, ma tutti devono sapere che gli artisti sono disponibili ad adattarsi e inventarsi nuove formule».
Ad esempio?
«Prima di tutto, andando verso l’estate, si possono immaginare spazi all’aperto che permettano di rispettare le distanze. Poi si possono organizzare spettacoli dedicati a piccoli gruppi o anche a una singola persona (mentre lo dico penso al teatro sensoriale di Enrique Vargas che con la sua compagnia Los Sentidos studiava percorsi in cui si entrava uno alla volta)».
Durante la quarantena la cultura è stata fruita per lo più in streaming e gratuitamente.
«Finora questa soluzione è andata bene, ma non possiamo continuare così, soprattutto perché per tante persone questo è un lavoro a tutti gli effetti e merita le stesse tutele degli altri. Durante l’isolamento è stata la cultura a tenerci compagnia (con un libro, un film, un po’ di musica): ora è il momento di riconoscerne il valore sul serio».
Crede che il pubblico parteciperebbe?
«A mio avviso la domanda sarà grandissima: l’importante è far capire che si rispettano le regole della sicurezza, così come accade in altri ambiti. Lo spettacolo dal vivo per essere tale ha bisogno di almeno due persone: chi lo fa e chi ne fruisce. Nel nome del gruppo ho indicato Rimini, ma si intende tutta la provincia e anzi il mio invito si è allargato anche a conoscenze che vanno oltre i confini. L’obiettivo è fare rete e fare sentire la voce della cultura. Non si è mai verificato un evento così totalizzante che fermasse allo stesso tempo le piccole realtà come quelle grandi (che forse paradossalmente avranno ancora più difficoltà a ripartire per via di strutture e meccanismi maggiormente ampi e complessi) e quindi credo possa essere un’opportunità per reagire e creare qualcosa di nuovo».
Il gruppo al momento è chiuso ma chiunque può entrare facendo richiesta all’amministratrice, oppure i membri stessi ne possono invitare altri.

Tra le tante iniziative che vengono lanciate a sostegno del settore c’è anche un autocensimento. Si chiama Laser (Lavoratori dello spettacolo dell’Emilia-Romagna). Fino all’1 giugno i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo in ambito teatrale, residenti in regione, che non siano assunti a tempo indeterminato, sono invitati a compilare un questionario. L’iniziativa ha diversi fini: iniziare a definire il numero di questi lavoratori sul territorio; conferire a questa tipologia di lavoratori un’identità di gruppo; fornire alle istituzioni un chiaro riferimento; avere dei referenti provinciali e regionali; rivendicare un ascolto e il diritto di essere presenti nei tavoli e nei confronti istituzionali. I referenti sono: Simone Toni per Cesena e Forlì; Beatrice Cevolani per Faenza, Matteo Gatta per Ravenna e Tamara Balducci per Rimini.

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