La Romagna dei Maestri, una bella storia ravennate

Una vera “bottega” con le sue stagioni d’arte, laboratorio e cenacolo di una grande “storia ravennate” dal 1965-2005, la Bottega d’Arte di Angela e Giuseppe Maestri (1929-2009). Raccontata ora da un bel volume catalogo edito da Angelo Longo, con il patrocinio dell’assessorato comunale alla Cultura, dell’istituzione Biblioteca Classense e del Mar.

Ricco di interventi e testimonianze (Giuliano Babini, Dante Bolognesi, Franco Gabici, Galilea Maioli, Orlando Piraccini, Nicola Samorì ed Elsa Signorino), di inediti contributi fotografici e documentali dall’Archivio Maestri, nonché di una preziosa antologia di dipinti e sculture, curato da Paolo Trioschi in collaborazione con Silverio Piolanti, Orlando Piraccini, Walter Pretolani, Angela Tienghi e Leonardo Goni, il volume accompagnerà la prestigiosa esposizione che dal 19 giugno si aprirà a Palazzo Rasponi dalle Teste comprendente opere di artisti del Novecento che sono stati protagonisti nello spazio di via Baccarini: da Carrà a Sironi, da Sassu a Guttuso, da Moreni a Morlotti.

Trioschi, grazie alla genialità di Giuseppe e Angelina Maestri, uniti nella vita come nell’arte, la Bottega diventò importante punto di riferimento nel campo delle arti visive e letterarie, non solo in ambito artistico locale. Come avvenne?

«La grande capacità e il naturale senso di apertura umana (e con quanta umiltà!) di Giuseppe si incontrarono meravigliosamente con l’energia e la curiosità di Angelina (principalmente suoi i contatti diretti intessuti con i grandi nomi ospitati in galleria). L’idea di aprire la Bottega fu in verità di Alberto Martini, amico della coppia e grande figura di riferimento artistico (sua la popolarissima e straordinaria collana “I maestri del colore” per Fabbri editori) che permise l’incontro con gli ambienti fondamentali del tempo. Non a caso la prima esposizione fu di Aligi Sassu e da lì a breve seguirono Renato Guttuso, Ennio Morlotti, l’astro nascente Ennio Calabria, Sergio Vacchi, Ernesto Treccani, solo per citarne alcuni».

Come si incontravano poesia e letteratura in Bottega?

«Furono gli incontri con Raffaele De Grada, Giulio Guberti, Piero Santi, ad aprire le porte all’esperienza artistica toscana e internazionale, e ad altri incontri straordinari come quelli con Andrea Zanzotto, Mario Luzi e con il grande Rafael Alberti, che visse più volte e con affetto l’esperienza alla Bottega. Maestri, oltre che fine dicitore, era un grande appassionato di poesia dialettale, e l’amicizia con Guerra, Fucci, Spadoni, Baldassari, Nadiani, Bellosi, fece nascere memorabili trebbi poetici. L’incontro del 1980 con Maria Giovanna Maioli, altra rilevante figura della scena letteraria ravennate, recentemente scomparsa, determinò altre e nuove presenze di straordinaria grandezza: Dacia Maraini, Edoardo Sanguineti, Arnoldo Foà per citarne alcuni. Il tutto sempre “miscelato” con la consueta norma tipica della Bottega fatta di una sapiente, democratica condivisione, che ha portato alla luce numerose presenze letterarie e artistiche della scena locale. Spesso le serate letterarie erano inserite all’interno di momenti espositivi e viceversa, nel segno dell’esperienza condivisa, appunto. Tutto molto semplice, come spesso sono le cose del cuore».

Una Romagna quindi «provincia non provinciale», ma anche una «Romagna sognata», come nella “Ravenna senza tempo” delle incisioni di Maestri.

«Fu incisore amatissimo e “di fiducia” di diversi grandi artisti nazionali del secondo Novecento, con una grande capacità di dare alla Ravenna da lui incisa un aspetto aperto, vivo, ridente, grazie anche a un fondamentale percorso di ricerca tecnica. L’ultima grande testimonianza dell’enorme lavoro di Maestri, porta a Nicola Samorì, formatosi in Bottega. E alcuni rari lavori a 4 mani realizzati da Maestri e Samorì figureranno in mostra accanto alle opere selezionate, ordinate su cinque orientamenti tematici: “Maestri del Novecento italiano”; “Arte e società”; “Nuove frontiere”; “Una Romagna senza confine”; “Firenze e oltre”».

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