La Romagna dà lezione a Bologna

Le province della Romagna festeggiano lo scampato pericolo: nessun paracadutato del Pd nei collegi e largo a esponenti del territorio. Se da queste parti si brinda, a Bologna volano gli stracci.
La pietra della discordia è il solito Casini che, a detta di molti, «sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, ma per noi è un estraneo». Ecco il punto: la candidatura dell’ex democristiano per il Senato sta provocando più di un grattacapo ai vertici del partito. Perché la base non ha digerito l’imposizione e ha espresso per tempo la sua contrarietà: «Non ripetete l’errore fatto da Renzi». Invito ignorato. A Casini, che è stato anche presidente della Camera, non si rimprovera tanto il passato nella Dc, nel Ccd e nel Cdu, uno dei quattro azionisti del Polo di centrodestra (gli altri erano Berlusconi, Bossi e Fini, non proprio una compagnia di progressisti). La base, si diceva, non accetta il suo presente, ovvero uno che si fa eleggere con il Pd e poi si iscrive a un altro gruppo: per la precisione Centristi per l’Europa. Uno sgarbo intollerabile per chi sacrifica le ferie ai fornelli della festa dell’Unità a preparare tagliatelle e piadine per finanziare le casse. Per giustificare la sua scelta Letta ha usato parole forti: «Credo, in questo senso, che la voce di Casini potrebbe dare un contributo importante e utile ad allargare il sostegno intorno a noi e a rendere più efficace il nostro compito a tutela della Costituzione». Se di paracadute si tratta, è di lusso. Il circolo Gramsci non l’ha presa bene.

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