La risposta contro la siccità potrà essere un altro invaso

Un secondo nuovo invaso potrebbe aiutare la Romagna a rispondere alle proprie necessità idriche. Seppur tra le reti più efficienti del Paese, infatti, paga il prezzo dei cambiamenti climatici. Tonino Bernabè, presidente di Romagna Acque, traccia con Verde la linea che l’azienda sta conducendo proprio per cercare di stare sul pezzo. Perché la ricetta è quella che è stata sempre seguita: non cavalcare l’emergenza ma programmare. «Il Po sta condizionando le produzioni agricole a causa di mesi di siccità in cui non è caduta una goccia di pioggia – spiega Bernabè -. Altra situazione da monitorare è la diga di Ridracoli che rappresenta oltre il 50% del fabbisogno idrico della Romagna. Quando è piena raccoglie 33 milioni di metri cubi d’acqua. Ora è a 25. Lo scorso anno la diga si riempì il 25 gennaio. Quest’anno il livello del massimo volume non è mai stato sfiorato». Il problema in Romagna è l’estate, quando salgono i consumi a causa della maggiore impronta antropica causata dal turismo. «Con l’acqua che abbiamo in questo momento e che è disponibile da Ridracoli possiamo far fronte al fabbisogno estivo – aggiunge -. L’invaso di Ridracoli copre il fabbisogno idrico romagnolo di un milione e 100 mila abitanti, a cui si aggiungono le presenze turistiche. Il resto viene dal Po (tramite il CER), dal Reno e dal Lamone (nel Ravennate). Nella zona riminese poi ci sono le conoidi del Conca e del Marecchia che consegnano oltre 17 milioni di metri cubi d’acqua». Il segreto della risposta idrica della Romagna è dunque garantito dalla pluralità di fonti, a cui si aggiungono le sorgenti dei Comuni dell’Appennino. «Il cambiamento climatico ci pone sfide per capire come possiamo in futuro continuare a garantire questi quantitativi riducendo i prelievi da falda perché soffriamo della subsidenza e dobbiamo evitare l’immissione del cuneo salino nella falda profonda in Romagna.

Serviranno ulteriori 20 milioni di metri cubi d’acqua». Il futuro è tutto qui, dunque, in questi 20 milioni in più da captare. Non è un allarme che deve trovare risposta da qui a un paio di mesi perché c’è tempo, spiega Bernabè. Ma non bisogna agire sull’emergenza. Per questa ragione Romagna Acque ha avviato studi con l’Università di Bologna sul sistema di Ridracoli. «Li abbiamo fatti per allungare la galleria di gronda per un altro chilometro e mezzo e proseguire così la presa d’acqua – continua il presidente -. Prolungare per un altro km e mezzo significa attingere dal Rabbi così da portare maggiori apporti all’invaso. Solo che questa galleria di gronda da sola non basta. Serve un ulteriore invaso che permetta di trattenere almeno 20 milioni di metri cubi d’acqua, da valutarsi anche sul Rabbi, a Premilcuore. Stiamo ragionando su alcune possibilità. Si tratta di fare i giusti passi per costruire il consenso a partire dal coinvolgimento dei Comuni della diga: Bagno di Romagna, Santa Sofia, Premilcuore e poi di tutti i sindaci romagnoli grazie anche all’interlocuzione della Regione e con i ministeri romani. Stiamo ragionando anche su piccoli invasi localizzati come nella vallata del Marzeno con i Comuni di Modigliana e Tredozio che hanno bisogno di un surplus di acqua. Poi c’è San Benedetto in Alpe, nel Comune di Portico, che ha bisogno di uno stoccaggio idrico per la copertura del suo fabbisogno. E abbiamo la zona del Savio, con alcune località di Verghereto e Bagno di Romagna che hanno bisogno di potenziare le sorgenti appenniniche». Bernabè è presidente della società dal 2013 e sin dal suo insediamento ha affrontato il tema del mantenimento e della cura del patrimonio idrico romagnolo. «La Romagna è una delle realtà più avanzate sia sulle reti sia sul mantenimento del patrimonio ma anche per i reflui e le depurazioni. Abbiamo vinto la problematica dell’acqua superando la logica del campanile e mettendo insieme una dimensione amministrativa di area vasta. Più sappiamo tenerci uniti sulle scelte strategiche più riusciremo a vincere anche in futuro. Nessuno si salva da solo».

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