La rielezione di Mattarella, le due versioni dei parlamentari imolesi

La rielezione di Sergio Mattarella a 13° presidente della Repubblica, che ora dovrebbe giurare giovedì prossimo 3 febbraio nello stesso giorno in cui scadeva il suo primo settennato, ha visto anche i parlamentari imolesi impegnati in questa densa settimana politica. Il possibile accordo sul nome del presidente uscente era emerso sempre più forte fin dalle prime ore di ieri e lo confermavano poco prima che si tornasse al voto per l’ottava volta i due senatori del territorio imolese, presenti a Roma e chiamati a dare il loro contributo come elettori per chiudere la partita del Colle. Se da una parte il senatore del Partito democratico, Daniele Manca si dichiarava certo che ieri sarebbe stata la chiamata «decisiva e risolutiva», dall’altra parte più prudente era stato il giudizio del parlamentare della Lega, Gianni Tonelli: «Il nome del presidente uscente Sergio Mattarella sta prendendo sempre più piede, ma solo le urne confermeranno questa impressione. Non a caso siamo all’ottava chiama, ancora tredici di distanza che servirono per nominare Saragat o le ventitré fatte per Leone, quindi tocca attendere». La cronaca invece ha poi confermato le attese.

Settimana convulsa

Entrambi al loro primo voto per la più alta carica dello Stato, entrambi i senatori sono stati testimoni di queste giornate. Per il leghista Tonelli «di fatto abbiamo abitato tra il Transatlantico e il giardino esterno. Telefono in mano e occhi alla televisione per capire, seguire e conoscere l’evolversi della situazione. Questo, non sta giovando alla mia salute visto che caffè e sigarette ho perso il conto di quanti ne abbia bevuti e fumate». Anche Daniele Manca non nasconde come «questi giorni, e queste notti, siano state veramente ricche di incontri, a tratti convulsi. Riunioni e incontri a qualsiasi ora si sono susseguiti senza soluzione di continuità per cercare di trovare la tattica più giusta da mettere in campo in questa straordinaria partita politico-istituzionale».

Il balletto e i nomi improbabili

Alberto Angela, Alfonso Signorini, Amadeus, Bruno Vespa. Sono solo alcuni dei nomi che sono starti scritti durante la successione delle sette consultazioni precedenti. Una cosa non certo nuova, non certo esaltante da vedere per i cittadini. «Dimostra come ancora una legge contro la stupidità non sia stata fatta per cui va presa per quello che è, una stupidata, appunto», ha commentato Tonelli. Per il senatore democratico al di là dei nomi fuori luogo la cosa invece è importante è che «è servito anche un profondo e accurato studio di tattica e strategia di voto per evitare che l’asse di destra Salvini-Meloni si realizzasse contro gli italiani».

L’epilogo

«Tutto cambia perché nulla cambi», parafrasando il “Gattopardo”. «Questo risultato è merito anche di un grande senso di responsabilità e di correttezza istituzionale che il Pd ha tenuto in tutto questo percorso. Magari – commenta ancora Manca – molti elettori faticano a capirlo, ma l’elezione di un presidente della Repubblica non è e non dovrebbe essere un blitz di parte, come voleva invece fare Salvini, ma un momento in cui nessuno dovrebbe uscire vinto o vincitore. L’unico a vincere è solo il Paese. L’esempio è il blitz notturno tentato dalla Lega per portare la capa dei servizi segreti al vertice dello Stato che è fallito, noi siamo una democrazia parlamentare non l’Egitto o la Russia». Per Manca la riconferma di Mattarella «per l’Italia, per le famiglie e le imprese italiane, per i giovani è un messaggio di solidità, di stabilità in sintonia con una stagione molto complessa per la pandemia e per l’economia; per le tante trasformazioni in atto che richiedono il Governo Draghi nella pienezza delle sue funzioni. Il centrodestra fallendo nel suoi diversi tentativi mal gestiti da Salvini aveva scelto di privilegiare l’unità della coalizione con un presunto diritto di prelazione incompatibile con l’unità della maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Salvini ha impietosamente bruciato decine di candidature e la seconda carica dello Stato con un tentativo di parte senza precedenti. Il Pd è rimasto lucido, ha giocato di squadra, Letta ha guidato il Pd con serietà e responsabilità mantenendo fin dalla prima ora fermo il principio di una soluzione unitaria che andava condivisa da tutta la maggioranza. Ottenendo il doppio risultato di garantire un presidente affidabile e indebolire il centrodestra e Salvini in particolare».

Il senatore leghista Tonelli elogia, anche a giochi conclusi, «il magistrale lavoro in una situazione con una forte indeterminatezza, fatto da Matteo Salvini». Ma non è soddisfatto: «Per nulla, però non c’erano altre soluzioni purtroppo. Io alla stregua di Matterella stesso avrei preferito ci fosse stato un altro purtroppo non è stato possibile, anche se la Lega ha fatto di tutto per arrivare a un altro nome». Per Tonelli andavano bene da Frattini a Pera, «ma se alla fine alcuni partiti del centrodestra non votano i loro candidati e si prestano per accordarsi su altri nomi, l’unico modo era ripiegare su Mattarella per evitare un danno maggiore, ad esempio ritrovarsi a sera con Pierferdinando Casini presidente, su cui si era già creata una nuova maggioranza».

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