La Resistenza nei libri per bambini

Si può parlare di Resistenza, lotta per la libertà e forza degli ideali ai più piccoli? Certamente, l’importante è farlo seguendo modalità adatte, affidandosi a strumenti pensati apposta per supportarli in un percorso che li guidi alla scoperta del passato.
Nonostante i libri di storia della scuola primaria si fermino all’Impero Romano, è fondamentale fornire ai bambini l’occasione per riflettere e scoprire anni che sono stati fondamentali per risollevare il Paese e rendere possibile un futuro migliore.
A raccontare in modo semplice, efficace e al tempo stesso suggestivo quel periodo, ci hanno pensato diversi scrittori che – attraverso narrazioni facilitate e apparentemente distanti dal tema trattato – hanno riproposto con grande precisione e intensità il ricordo di quel 25 aprile così fondamentale per comprendere la nostra storia.
Volgendo lo sguardo ai più piccoli, a partire dai quattro anni, preme segnalare “Bella ciao” (2019, Gallucci), albo illustrato da Paolo Cardoni e corredato dal cd con la celebre canzone arrangiata dai Modena City Ramblers, un’occasione per parlare della Resistenza attraverso una modalità giocosa.
Tra le letture imperdibili, adatte a bambini tra i sette e gli otto anni, impossibile non citare “Fulmine un cane coraggioso” di Anna e Michele Sarfatti (2011, Mondadori), racconto di fedeltà e amicizia, narrata in versi e ispirata alla vera storia del pastore belga Rolf, che affiancò il partigiano Umberto nella lotta per la Liberazione; la narrazione è incentrata sulle avventure del coraggioso cane partigiano che compie un lungo viaggio per raggiungere il giovane padrone tra le fila delle bande con il fazzoletto rosso: attraverso le speranze, il dolore, le attese dei partigiani, il protagonista scoprirà un capitolo fondamentale del passato italiano.
Dai 9 anni in su
Per quanto concerne le letture pensate a partire dai 9 anni, da segnalare “La ragazza della foto” (2019, Piemme) di Lia Levi, storia di famiglia che assume una valenza collettiva e narra della scoperta della giovane Federica – tra le fotografie della mostra organizzata per celebrare la Liberazione di Roma dai tedeschi nel 1944 – di un ritratto di una giovane identica a lei, immagine che la porterà a cercare di risolvere un mistero che la riguarda molto da vicino e che diviene invito a farsi narrare dagli anziani il passato che non deve essere dimenticato.
Per bambini con una età compresa tra i 9 e i 10 anni, consigliatissimo è “Io non ci sto! L’estate che divenni partigiana” (2017, Mondadori) di Gabriele Clima, che racconta di come la giovane protagonista Giulia, desiderosa di reagire alle prepotenze di un coetaneo, scopra – grazie ai racconti del nonno – cosa avvenne durante il periodo della lotta partigiana e quanto l’unica soluzione per sopravvivere sia quella di avere coraggio e non rassegnarsi mai ai soprusi.
Stesso target di lettori per “La resistenza dei fratelli Cervi” (2018, Einaudi Ragazzi), libro di Annalisa Strada e Gianluigi Spini, dedicato al ricordo dei giovani reggiani che – partiti dal progetto di intraprendere una nuova vita da fittavoli e dalla volontà di condividere il benessere per aiutare le masse gravate dalla vessazione del regime fascista – non si lasciarono fermare dalla violenza fascista e finirono per sacrificarsi, il 28 dicembre 1943, tutti insieme, in nome degli ideali di libertà in cui credevano.
Per bambini dai 10 anni in su, va certamente segnalato “Una partigiana di nome Tina” (2017, Coccole Books) di Anselmo Roveda, poetico omaggio a Tina Anselmi, insegnante, sindacalista, parlamentare e ministra della Repubblica, che a soli diciassette anni scelse di fare la staffetta per i partigiani durante la lotta di Liberazione.
Per i lettori delle medie e oltre
Volgendo lo sguardo ai lettori delle scuole medie, una menzione speciale spetta a “‘45” (2017, Orecchio Acerbo), splendido albo illustrato di Maurizio A.C. Quarello in cui l’autore, scegliendo il linguaggio combinato fra graphic novel e silent book, si ispira alla storia dei propri nonni e racconta – attraverso la narrazione di ciò che avviene all’interno di una famiglia contadina sulle colline del Monferrato, tra l’inverno ’44 e la primavera ’45 – le imprese degli uomini impegnati nelle azioni partigiane, i rastrellamenti nazisti, la Liberazione, l’arrivo degli Alleati, in un testo intenso dove il fil rouge è rappresentato dall’umanità capace di legare e avvicinare nonostante tutto, vittime e carnefici, vinti e vincitori.
Pensato sempre per i ragazzi delle medie e frutto della creatività di Mario Lodi, autore del celebre “Cipì”, tradotto in oltre 27 lingue e conosciuto dai lettori di ogni generazione, è “La busta rossa” (1996, Giunti), storia ambientata nella campagna lombarda negli ultimi mesi del 1944 che racconta del prigioniero riuscito a distruggere i documenti cartacei con la sua imputazione e la sua condanna: un racconto avvincente incentrato sulla nuova vita dopo la Liberazione, una storia di coraggio e perseveranza in nome degli ideali che portarono alla fine dell’incubo della guerra.
Interessante poi per la scelta di raccontare la storia dall’“altro” punto di vista è “Bernardo e l’angelo nero” (2016, Salani), romanzo di Fabrizio Silei – dedicato ai lettori dai 12 anni in su – che racconta del giovane balilla, desideroso di riabilitarsi agli occhi del padre, podestà del paese toscano in cui vive, e trovatosi improvvisamente a interagire con un pilota afroamericano ferito, nel tesissimo clima che precedette la Liberazione.
Infine, una lettura pensata per i ragazzi dai 13 anni, intitolata “La bella Resistenza. L’antifascismo raccontato ai ragazzi” (2019, Feltrinelli Kids. Saggistica narrata), di Biagio Goldstein Bolocan, romanzo familiare che alterna la narrazione delle vicende private della famiglia Damiani-Bolocan alla rievocazione dell’ascesa della dittatura, delle persecuzioni razziali, del secondo conflitto mondiale: un grande racconto dedicato a illuminare e rendere onore al coraggio di chi seppe resistere all’orrore nazifascista, mettendo in gioco la propria vita.
Lettori diversi, narrazioni differenti, un’unica finalità che coincide con la scoperta – da parte delle giovani generazioni – del passato italiano, un trascorso di dolore, coraggio e speranza che fece del nostro Paese un attore decisivo nel cammino verso la libertà, un viaggio che non deve essere mai dimenticato.
Perché, come sosteneva il filosofo spagnolo George Santayana, «chi non conosce la storia è condannato a ripeterla».

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