La regista Julie Taymor ospite del “Buon vivere”

Se le si chiede cosa rappresenti per lei l’espressione artistica, te lo spiega in parole concise, chiare: «L’arte è un modo per interpretare la vita e le arti performative, in particolare, rappresentano per me un modo per offrire nuove prospettive al pubblico, per portare gli spettatori dove non avrebbero immaginato. L’arte è apertura, empatia».

La regista statunitense Julie Taymor – una carriera esplosa con il musical “Il re Leone”, proseguita con film di successo come “Frida” e “Across the universe”, affermata anche nel teatro – continua a sprigionare empatia ed energia. Stasera si collegherà dalla sua casa di New York con il “Festival del Buon vivere” di Forlì (ore 20.30 online) per un confronto sui temi della cultura femminile, condotto dalla giornalista Marianna Aprile e al quale parteciperanno anche la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti e la fotografa Silvia Camporesi.

Raggiunta in videochiamata, si mostra ansiosa di parlare soprattutto del suo ultimo film “The Glorias”: il racconto della vita della femminista ed attivista americana Gloria Steinem. Negli Usa il film, bloccata la visione nelle sale per via del Covid-19, è già uscito sulle piattaforme streaming, in Italia invece non se ne conosce ancora il destino: non ha infatti finora trovato un distributore.

«Ho chiesto il perché ad un amico italiano e mi è stato risposto che per questo genere di film non c’è audience – rivela Julie Taymor – Non potevo crederci. Ad ogni modo non perdo la fiducia».

Il “genere” di film: eccolo il “peccato originale”, l’etichetta di film femminista. Etichetta inappropriata, riduttiva, perché in realtà «è un film che racconta ottant’anni della vita di una donna, tanto è vero che ad interpretare la protagonista ci sono quattro attrici. Ma è anche un film che riguarda un movimento e tutte coloro che vi si riconoscono. Non a caso il film si intitola “The Glorias”, al plurale. È una storia di donne».

Tratto da un libro best seller negli Stati Uniti – l’autobiografia di Gloria Steinem, “My life on the road” – “The Glorias” vanta un cast di prim’ordine: con due star del calibro di Julian Moore e Alicia Vikander nei ruoli della vita adulta della protagonista, cui si aggiungono la giovane Lulu Wilson per l’adolescenza e Ryan Kiera Armstrong per Gloria bambina. Ma il cammino per riuscire a realizzarlo è stato comunque in salita, soprattutto nella fase della ricerca dei finanziamenti, quando anche Hollywood ha girato le spalle.

«Nonostante fosse tratto da un bestseller non riuscivamo a trovare sufficienti finanziamenti, fino a quando abbiamo trovato il sostegno di una organizzazione no profit» racconta la regista, non nuova del resto a battagliare e inflessibile nel non cedere a facili compromessi.

Il tema delle differenze di genere nel mondo dell’industria cinematografica è attuale, sia negli Usa che in Europa. Nella sua lunga esperienza di regista ha dovuto superare molti ostacoli?

«In genere gli ostacoli ci sono, ma io preferisco tirare dritto, non focalizzarmi sugli ostacoli ma sul mio lavoro. Di certo il fatto di essere donna fa parte delle difficoltà di questo lavoro, ma non ho mai permesso che questo mi ostacolasse. L’importante è avere una squadra al tuo fianco, una visione e un progetto da portare avanti»

Con “The Glorias” è tornata, dopo Frida – sulla vita dell’artista Frida Kahlo – a realizzare un film interamente incentrato su una figura femminile. Anche in quel caso poi non mancava l’accento all’impegno in ambito politico da parte di una donna che è riuscita ad emergere come grande artista. Crede che il cinema, l’arte in generale, debba occuparsi di politica?

«Anche “Across the universe” è stato un film, un musical, con contenuti per così dire politici, essendo ambientato nel periodo della guerra in Vietnam. Non direi che faccio però film politici, neppure “Frida” lo è: è un film su una storia d’amore. Ma è indubbio che la politica fa parte del mio Dna. È una passione che proviene dalla mia famiglia: da mia madre Elisabeth, in primo luogo (ha fatto politica attiva per i Democratici statunitensi, ndr). Oggi ha 99 anni ed è ancora il mio punto di riferimento. Anche mia sorella è impegnata in politica e io sono cresciuta insomma in questo ambiente»

“Frida”, film del 2002, fu prodotto dalla Miramax di Harvey Weinstein, con il quale tra l’altro lei ebbe non pochi problemi in fase di montaggio finale. Oggi Weinstein è in prigione per le innumerevoli molestie e violenze sulle donne: giustizia è fatta?

«È giusto che sia finito dietro le sbarre».

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