La recensione: Ravenna festival, Miki Matsuse ricorda Micha Van Hoecke

Come d’incanto sul palcoscenico si srotola il racconto di sé. È l’incipit di un film della vita, un arcobaleno germinato da un amore viscerale per la bellezza effimera di musica, poesia, arte, parola, fluito in una danza d’amore per la vita. Lo ha riavvolto il cuore ancora dolente e innamorato di Miki Matsuse, colei che ha imparato ad amare il compagno d’arte e di vita giorno dopo giorno, che si è lasciata rapire da quel mondo d’incanto. Lo ha fatto rivivere per dire un grazie gonfio d’amore al compagno e maestro che da un anno è volato in un altrove.
Il “Canto per un poeta innamorato. Dedicato a Micha”, mercoledì al teatro Alighieri di Ravenna, ha riportato Micha Van Hoecke ancora sul palco; molti gli occhi lucidi in sala davanti all’immagine proiettata sullo schermo, alla sua voce riecheggiata in sala; la commozione è salita con il dipanarsi di frammenti di opere e coreografie di Micha, sulle note da lui amate, selezionate da Miki che in scena ha rivestito il personaggio del clown che Micha aveva disegnato per lei, quasi una Gelsomina felliniana. Miki ha chiamato a danzare un provetto ensemble con danzatrici e un danzatore che hanno conosciuto il mondo del coreografo e partecipato a suoi lavori. Ha inoltre voluto due étoiles che hanno collaborato con il maestro, il ballerino Manuel Paruccini che ha danzato con Micha all’Opera di Roma, e l’eterna Luciana Savignano. Danzatrice per Bejart e Micha in tante occasioni, Savignano è tornata a esprimere le sue modernissime linee sinuose, le splendide braccia fluttuanti, ha lasciato un segno di personalità emozionale in lungo abito rosso.
Il pubblico è rimasto incantato e sorpreso dal film della vita di Micha raccontato da Miki, sulla colonna sonora di voci e canzoni amate dal maestro. Yves Montand e Charles Aznavour, il valzer ”Zina” di Louis Ferrari hanno segnato gli anni del coreografo franco russo belga fiammingo cresciuto in una Villa Lumière da sogno. Da adolescente si è aggiunta la passione per la chitarra jazz di Django Reinhardt, per il rock progressive dei Procol Harum, per le canzoni dei Platters, musiche che lo hanno forgiato nei gusti e nell’ispirazione, come il brillante quadro “Smoke gets in your eyes”.
Micha ha amato tutta la musica, anche quella classica e d’opera espressa in lavori importanti. Si è visto nel frammento “Arrigo!” dai Vespri Siciliani di Verdi, in “Ahi vista troppo dolce” dall’Orfeo di Monteverdi, aria cantata dal vivo da Chiara Nicastro. O nel suggestivo quadro dal Mefistofele di Boito “L’altra notte in fondo al mare”, per il quale si è inventato anche una scenografia da teatro di figura.
Micha ha pure amato e giocato tanto con la musica gipsy e tradizionale quella vista in “Lambarena”, nel gipsy russo di “Gari, gari”, di “Bachianas Brasileiras” danzata da Luciana Savignano con chitarra in mano. Un florilegio creativo che ha fatto capire nel profondo l’anima del coreografo, ha stupito e commosso; alla fine bianchi palloncini volanti, applausi scroscianti, anche in piedi, occhi velati da lacrime, i fiori di Cristina Muti. Grazie Micha, grazie Miki.

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