La recensione: “Paesaggio con fratello rotto”

CESENA. Il teatro è un luogo dove la magia si crea insieme e, alle volte, in modo sorprendente. Il Teatro Valdoca di Cesena, fortificato dal verbo poetico di Mariangela Gualtieri, ha abituato a un ascolto dove le parole diventano regine, in grado di scalfire cuori cinici, di scendere giù nel basso e creare moti dei sentimenti migliori di sé. Così il “Rito sonoro” andato in scena mercoledì al Bonci di Cesena, che ha riportato sul palco in forma sobria il grande affresco del 2005 “Paesaggio con fratello rotto”, si è trasformato in un assorto momento di magico ascolto; Mariangela ha reso ancora più vive le parole scritte per i giovani attori di allora, facendole vibrare con impeto per chi le (ri)ascoltava sedici anni dopo. L’evento della rassegna “Ciò che ci rende umani” è stata occasione per sentire e “vedere” testi riportati nel nuovo libro “Paesaggio con fratello rotto” uscito il 12 ottobre per Einaudi (presente anche l’editore della sezione poesia Mauro Bersani) e presentato con firma copie dell’autrice nel foyer.

La regia di Cesare Ronconi ha fatto riemergere i quadri scenici della complessa trilogia di “Paesaggio”,  musica, parole, attori, costumi, oggetti, con il solo scorrere introduttivo e conclusivo di immagini video realizzate da Simona Diacci Trinity. Sul lato sinistro del proscenio un volto dipinto, rielaborazione di Luciana Ronconi da un quadro di Georg Baselitz. Sul lato destro due pannelli uniti, sorta di quadro rovesciato. Al centro un palchetto dove la poeta Gualtieri è salita; luci bianchissime, abbaglianti, avvolgevano la protagonista a sua volta di bianco vestita come fosse apparizione dal passato, sullo sfondo tonalità blu a contrasto. Un sottofondo musicale, frammento del quarto movimento della IX Sinfonia di Mahler, ha completato la raffinata mise en scene di Ronconi, perfetta nella sua essenzialità.

Mariangela ha dato corpo a pensieri da lei creati per i personaggi della trilogia, fra questi l’oracolo e il macellaio di “Fango che diventa luce”, la geisha, la ragazza uccello, le ballerine di “Canto di ferro”, i gemelli siamesi di “A chi esita”. La saggezza del tempo che passa ha sedimentato “Paesaggio” e restituito il senso di ciò che resta; l’autrice ha afferrato la preziosa filigrana delle parole e le ha riversate al pubblico con fermo convincimento, caratterizzando ogni brano della “suite” in modo penetrante. Il pubblico ha partecipato con coinvolgimento e alla fine si è sciolto in un applauso lunghissimo. Una “chicca” di teatro, di quelle che rendono migliore chi si lascia conquistare dall’essenza della magia.                 

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