La recensione: “Il viaggio di Mastorna al Galli”

di Cledes Moscatelli

Il viaggio di Mastorna, una “prima” al teatro Bonci che arriva dopo il recente debutto al teatro Galli di Rimini in una coproduzione con il teatro Alighieri di Ravenna. Un’idea originale di teatro in musica in un incontro significativo tra opera lirica e cinema per un omaggio al grande regista Federico Fellini, ancora in aria di celebrazioni per il centenario della nascita. Così su un film mai fatto e finito, il progetto di far vivere la sceneggiatura originale ha dato vita al libretto di un’opera fantastica in un prologo e tredici quadri dove la musica come il libretto, creati ad hoc dal compositore romano Matteo D’Amico, si sono messi al servizio delle situazioni immaginate da Fellini. Fondamentale per questo allestimento concepito in forma semiscenica, in una sorta di Virgilio dantesco, autentico trait d’union agli inevitabili stacchi dei singoli episodi, si è rivelata la presenza della voce narrante che si immagina essere lo stesso Fellini, interpretata con un’intensità ritmica vibrante da Valter Malosti, alla cui cura,inoltre, la parte registica dell’opera. Su un soggetto avvincente, infatti, l’evolversi della storia, che per dirla come la descrisse lo stesso Fellini “è la storia di uno che è morto ma non lo sa”. Al centro, la figura di un musicista all’apice della carriera, il violoncellista Mastorna, che si trova a viaggiare su di un aereo in mezzo a una tempesta; l’aereo precipita e il protagonista si trova proiettato in un aldilà che potrebbe essere un sogno angoscioso fatto in aereo, affollato di figure inquietanti che appartengono ad un ideale universo felliniano. Il procedere scandito, quasi incessante dei singoli episodi musicali, racchiusi fra due madrigali su versi dell’Inferno di Dante, è stata in rilievo la sigla caratterizzante della scrittura musicale assai acculturata su canoni novecenteschi, e di spessore nel dar spazio a un terso espressivo recitar cantando, dove tutte le sei voci hanno mostrato una dizione impeccabile. In tutto ciò va rilevato il lavoro encomiabile svolto dall’Orchestra Corelli diretta da Iacopo Rivani, nella sua impostazione cameristica; ben caratterizzato nel colore strumentale e nello stile dei singoli quadri così come nella cura del trattamento delle voci. Il protagonista, il baritono Luca Grassi, già noto al Bonci, è stato interprete professionalmente rigoroso, ed efficaci nei loro diversi ruoli le altre figure, in particolare quello di Yulia Tkachenko soprano, impegnata per la hostess e la tata Iole, di Vittoria Magnarello (soprano), di Ken Watanabe (basso), Eleonora Lué (mezzosoprano), Aslan Hall Ufuk (tenore), inoltre i due attori Marco Manchisi, di spicco per Armandino, Matteo Baiardi e la danzatrice Barbara Martinini. Alla buona riuscita dell’allestimento in una ricostruzione dell’immaginario fantastico di Fellini fatto dei suoi disegni esagerati, i contributi dello scenografo Davide Amadei nell’aver ricreato una sorta di spazio neutro racchiuso fra il velato sul boccascena e il fondale, di Sergio Metalli per la cura delle immagini in video, di Cesare Accetta per i disegni luce. Applausi del numeroso pubblico al termine della serata.

                 

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