Mentre in buona parte del mondo le gare venivano annullate arrendendosi alla pandemia, gli atleti iscritti all’Ironman di Cervia hanno atteso, «perplessi», gli aggiornamenti sulla competizione romagnola. Si sono adeguati quando il 3 agosto la data è stata posticipata di una settimana, alla luce della concomitanza con il Referendum nazionale spostato causa covid. Solo ieri, a un mese dall’evento di portata mondiale (andato sold out già dal 2019) hanno scoperto che anche in Romagna sarebbe stato rinviato al 2021. Lo hanno appreso dopo una settimana di indiscrezioni, senza alcuna nota ufficiale. E allo stesso modo hanno appurato che non solo non avrebbero ottenuto il rimborso della profumata quota di partecipazione (che per ogni singolo atleta supera i 500 euro); ma che nemmeno gran parte delle strutture alberghiere nelle quali avevano prenotato il soggiorno avrebbero accettato di rimborsare le caparre versate o tenere valido il pernottamento in vista della competizione già calendarizzata all’anno prossimo, dando invece come scadenza entro la quale fruire del soggiorno il mese di settembre.

Cornuti e mazziati. Al punto che la pioggia di critiche non ha risparmiato né l’organizzazione dell’evento, né l’amministrazione della Città del sale.

La lettera di protesta

C’è chi non l’ha mandata a dire. Come un gruppo di sportivi del Friuli Venezia Giulia, che in una lettera al vetriolo ha bollato le pecche di comunicazione come «un segno di non rispetto verso l’atleta», anticipando che «sono già numerose le persone che stanno cercando di spostare l’eventuale prenotazione della gara di Cervia del prossimo anno su altra località, deluse non solo da un comportamento poco rispettoso (…) dell’organizzazione», ma soprattutto amareggiate dal fatto che le «istituzioni non hanno agito di concerto e in raccordo fra loro».

La missiva spedita anche all’amministrazione di Cervia puntualizza date, allega documenti, cercando di spiegare «che cosa significa in piena estate prepararsi fisicamente per una gara lunga e complessa, riempiendo di allenamenti molto intensi il periodo immediatamente precedente la gara stessa». Fosse stato “solo” per la faticaccia si sarebbero forse messi il cuore in pace. È però la mancanza di trasparenza ad andare indigesta, alludendo pure a una precisa volontà di tergiversare sulle sorti dell’edizione 2020 per salvare una stagione già messa a dura prova dal virus, sulle spalle dei tanti iscritti provenienti da fuori.

Il confronto lo fanno con l’atteggiamento mostrato da un’altra competizione dello stesso circuito, inizialmente prevista in Sardegna per il 25 ottobre, ma annullata già il 3 agosto: «Siamo rimasti molto perplessi – continua la rimostranza – che la gara si tenesse in quel di Cervia nonostante arrivassero aggiornamenti di continui rinvii in Europa».

Pernottamenti non rimborsabili

Gli atleti proseguono citando gli «enormi problemi» già causati dal posticipo della competizione alla settimana successiva: «Spostamento di ferie, di mezzi da prendere, di impegni familiari», senza contare gli stranieri, con voli e viaggio da programmare in un periodo di emergenza sanitaria e con i contagi in ripresa. L’organizzazione aveva dato la possibilità di far valere l’iscrizione all’edizione dell’anno prossimo, tuttavia, rimarcano gli sportivi friulani, «sembra che questa possibilità non sia stata recepita dagli albergatori di Cervia; coloro che impossibilitati a partecipare all’evento hanno chiesto o il reintegro della caparra versata o lo spostamento sull’evento del prossimo anno, dalla direzione è pervenuta la notizia che non sarà possibile». Una risposta arrivata per giunta dopo una settimana, dalla quale, «è lecito ritenere che vi siano state riunioni di albergatori per decidere il da farsi».

Addio a 50mila presenze

E proprio dalla presidente provinciale di Confesercenti, nonché albergatrice, Monica Ciarapica, arriva la voce della categoria: «È certo che Ironman non si farà – scrive – di conseguenza arrivano le disdette. Già con il primo rinvio molti turisti avevano dovuto riprenotare per la settimana successiva, ora sono costretti a gettare la spugna, con il rischio che la prenotazione non sia rimborsabile. L’evento annullato cadeva a fine stagione, per cui senza le sue 50mila presenza molti alberghi potrebbero chiudere».

Uno sguardo speculare a quello dei turisti/atleti, che ora si dicono «traditi». Lo esprime a nome di tutti Antonio Guido Monno, autore della lettera di protesta: «Mi trovo costretto a fare i conti anche con una delusione personale di fronte ad atteggiamenti e comportamenti che mai mi sarei aspettato da chi fa dell’ospitalità e gentilezza l’arma in più rispetto ad altri posti dove passare qualche giorno di soggiorno o andare a gareggiare».

Intanto, a giochi ormai fatti, il banner dell’ironman continua a campeggiare sul sito del comune. Ma questa forse, per la disfatta dell’evento clou dell’estate cervese, è solo la punta dell’iceberg.

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