La psicologa Ausl: “Gioco d’azzardo, tanti disabili in rete”

«In aumento la dipendenza del gioco d’azzardo per disabili e malati di Parkinson». A segnalare il profondissimo rosso che affligge il banco è la dottoressa Elisa Zamagni, dirigente psicologo e psicoterapeuta dell’Unità operativa Dipendenze patologiche dell’Ausl.

A livello nazionale il gioco sul web sta prendendo il sopravvento. È un dato che vale anche declinato sulla Romagna?

«E’ evidente che a causa delle chiusure delle sale imposte dalla pandemia si sia registrato un brusco calo del gioco fisico, a vantaggio di quello online che è diventato una sorta di abitudine con una variegata offerta quotidiana. È come avere Las Vegas h 24 sul cellulare».

Chi è caduto di più nella rete rispetto al passato?

«Senz’altro i disabili e chi soffre di Parkinson. I farmaci per il trattamento di questa malattia possono generare effetti collaterali come la compulsione al gioco. Così abbiamo realizzato un protocollo per sensibilizzare i familiari rispetto alle criticità. Riguardo invece ai disabili la spinta online ha rassicurato molti dal rischio di contagio del Covid, colmando la solitudine. Il che li ha più esposti alle ludopatie, specie nei casi in cui si rileva minor capacità di controllo. Nel gioco d’azzardo esiste comunque una grande coesistenza con disabilità, problemi psichiatrici o altre patologie, perché spesso si insinua in fragilità pregresse. Talvolta invece il gioco nella sua semplicità va a coprire zone di noia o vuoto di chi non ha tante altre opzioni nel tempo libero».

Vale anche per gli anziani?

«Sì, ma sono più legati al gioco fisico delle sale e dei tabacchi, basti pensare al tradizionale “gratta e vinci”. In questo gruppo fatichiamo peraltro a intercettare le donne che chiedono meno aiuto, sebbene la letteratura ci dica che evolvono più velocemente in una dipendenza patologica».

Cosa rivelano invece i dati sui giovani?

«Che prediligono le scommesse sportive, con un aumento anche del 60% soprattutto nella fascia d’età 18-24».

Cosa si scommette?

«A quale minuto farà goal la squadra “X”, niente a che vedere dunque con le tradizionali schedine. Sono prove legate alla fortuna, non alla bravura. Non mancano neanche le scommesse sul meteo, del tipo: ”quando pioverà?”».

La dottoressa Elisa Zamagni

E i più piccoli?

«Tra loro ci sono brusche virate tra il gioco d’azzardo e il gaming che peraltro hanno punti in comune come il filone del loot boxing (possibilità di comprare armi digitali, mappe o skin in un videogioco, ndr) che cela meccanismi da anticamera delle ludopatie».

Il crescere delle problematiche corrisponde all’aumento di accesso ai servizi sanitari?

«Purtroppo no. Il fenomeno online è ancora più sommerso. Per questo dallo scorso luglio abbiamo aperto uno sportello di sostegno psicologico e legale per giocatori e familiari. Senza dimenticare le azioni di prevenzione nelle scuole e di supporto ai genitori. Saranno previsti inoltre dei veri e propri e percorsi diagnostici terapeutici e assistenziali che prenderanno in carico le problematiche coinvolgendo più servizi dell’Ausl».

Le bollette alle stelle e la guerra in Ucraina cambieranno questi scenari?

«Il gioco d’azzardo fiorisce soprattutto dove ci sono le difficoltà economiche».

Come mai?

«Più si creano climi di incertezza, più si assiste a impennate del gioco, ce lo insegna la storia. L’auspicio sotteso è sempre arrivare alla grande svolta, vincendo. Va a inasprire la questione l’ampliamento dell’offerta negli ultimi anni».

Quali soluzioni metterete in campo?

«Lavorare con tutta la rete degli esercenti delle sale da gioco. Li stiamo sollecitando a seguire la formazione prevista e a fornire nelle sale i numeri dell’Ausl».

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