Non è detto che l’ingresso scolastico posticipato alle nove sia un “toccasana” per gli studenti delle superiori, potrebbe causare disagi maggiori, meglio intervenire “caso per caso” implementando le corse del trasporto pubblico. Lo sostiene il presidente della Provincia, Riziero Santi, alla luce del nuovo decreto del governo.

Adesso vediamo

Fra oggi e domani si riunisce la Conferenza permanente sulla scuola, coordinata dalla Provincia e ovviamente allargata alla partecipazione dei presidi. Il presidente Santi, lo chiarisce subito: «In ogni caso i provvedimenti del governo entrano in vigore da mercoledì 21, validi fino al 13 novembre. Attendiamo la circolare ma in queste ore si sta chiarendo che la norma non ha valore su scala nazionale, ma solo dove si verificano criticità non risolvibili».

In questa fase interlocutoria, comunque, Santi spiega qual è la sua impostazione. «Abbiamo implementato orari e corse, sentiamo dalle scuole quali criticità ci sono ancora. Quella norma nasce per la grandi città dove bisogna separare chi lavora da chi va a scuola, da noi è diverso».

Non vorrà però negare il sovraffollamento sui bus. «C’è sempre stato, c’è ancora, ma all’ingresso e all’uscita. Le verifiche delle forze dell’ordine ci dicono che il riempimento dell’80 per cento, come dice la norma, è rispettato. Si tratta di ragazzi, cercano di salire sul primo bus che passa, non vogliono attendere il successivo che arriva dopo quindici minuti».

Quello che verrà

Domani è il 21 ottobre, il governo ha aperto la strada all’ingresso scolastico posticipato alle 9, cosa si devono attendere gli studenti riminesi? «Prima di metterci nelle condizioni di rivedere tutti gli orari, vogliamo vedere bene. Ripeto, si sta chiarendo che è una possibilità e non un atto perentorio. Andremo a risolvere i problemi che saranno posti, una scuola, una linea in più, come è stato fatto per Novafeltria, Rimini e Riccione. Dall’inizio sono state implementate 38 corse. Altrimenti buttiamo a mare quanto fatto finora e generiamo un marasma, le scuole devono rivedere tutti gli orari, lo stesso vale per il trasporto pubblico. E non è detto possa andare meglio, i disagi potrebbero aumentare. Meglio agire caso per caso, come fatto finora».

“Per noi è un no”

«Non è compito della scuola organizzare al meglio la mobilità, per fare in modo che gli studenti arrivino a scuola in tempi differenti», ma se questo è «possibile nelle grandi città», è più difficile nei centri di provincia «dove i trasporti sono limitati a certi orari». Ecco, in questo caso la «questione diventa piuttosto complicata», avverte Lamberto Montanari, presidente regionale dell’associazione dei dirigenti scolastici.

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