La primavera nella xilografia romagnola

Oggi è il 21 marzo, e la primavera è già qui da ieri, giorno dell’equinozio 2021 che segna il passaggio dall’inverno alla prima delle quattro stagioni dell’anno. Simbolicamente rappresentata da immagini di risveglio della natura e dei sensi come in Primavera d’amore , la bella xilografia del 1912 di Giovanni Guerrini (Imola 1887 – Roma 1972), artista-architetto dalle grandi doti, celebre per il Palazzo della Civiltà Italiana di Roma, progettato con Mario Romano e Ernesto Bruno La Padula nel 1938 e straordinario incisore fino alla metà degli anni ’20. Va ad Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso 1874 – Roma 1928) il merito della rivalutazione e del rilancio della tecnica di incisione su legno come prodotto artistico nazionale di qualità. La vicenda è trattata da Alessandra Bigi Iotti nel catalogo della mostra riminese del 2017 Xilografia. Un’utopia grafica (1924-1926) della quale è curatrice, pubblicato da NFC edizioni di Rimini, e con lei, da Gianignazio Cerasoli nel saggio “Dall’antico legno germoglia la nuova Arte: rinascita e fortuna della Xilografia nell’editoria italiana del primo Novecento”. Alla “Primavera” De Carolis dedica diverse esecuzioni pittoriche e grafiche compresa la piccola xilografia del 1913 dove esprime simboli di rinascita e di fertilità nello stile classico, aulico ed enfatico, delle sue figure. Una maniera di espressione che si ritrova nell’opera di uno dei suoi allievi prediletti, Antonello Moroni (Savignano sul Rubicone 1889 – Gatteo1929). Attratto alla stampa policroma ottenuta con più “legni”, nel 1924 Moroni incide le 4 stagioni inclusa la fascinosa “Ver”, la primavera. Con loro il discepolo più dotato del gruppo, il poliedrico Francesco Nonni (Faenza 1885-1976), raffinato artista dai numerosi talenti, vero motore, pratico ed efficace, della macchina promozionale della xilografia italiana ed estera, il quale fonda la rivista monotematica: “Xilografia” nel 1924. Sempre nel catalogo della mostra riminese, Antonella Imolesi Pozzi traccia la figura e il ruolo del talentuoso artista faentino nel saggio “Il segno gentile di Francesco Nonni, xilografo e illustratore” e Vittorio Lega racconta la partecipazione fondamentale dello Stabilimento Grafico Fratelli Lega alla realizzazione della rivista. La tecnica incisoria di Nonni per realizzare le sue opere contraddistinte dalla raffinata eleganza dei soggetti è straordinaria, eseguita sempre con maniacale precisione. Le sue “primavere”, bellissime ragazze incorniciate da fioriture generose, sono l’esempio perfetto dell’aderenza dell’artista all’estetismo pre-raffaellita e tipico dello stile floreale. Marco Vellani Marchi (Modena 1895 – Milano 1979), fra il 1924 e il 1926 realizza numerose tavole di luminosa chiarezza per la rivista di Nonni, dedicate soprattutto al folklore e ai costumi popolari. Ottimo pittore, nel 1949 dipinge “Piccole merlettaie buranelle” per la collezione di opere dedicate al lavoro promossa dall’imprenditore Giuseppe Verzocchi, oggi conservata a Palazzo Romagnoli a Forlì. Infine, per la copertina de La Piè del 1953 il direttore Aldo Spallicci commissiona a Domenico Andreucci (Cesena 1912-Bologna ?) la limpida “Allegoria della Primavera”. Poche le notizie biografiche di questo artista laureato in Lettere e Filosofia e insegnante a Bologna. Scrittore, pittore autodidatta, ma principalmente ottimo incisore del legno, presente e premiato in più occasioni nelle esposizioni nazionali di grafica fra il 1933 e il 1956.

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