La povertà a Cesena amplificata dal Covid: più giovani e famiglie

Una delle conseguenze più a lungo termine della pandemia sono le nuove povertà, che si aggiungono a chi già era in difficoltà.

C’è una Cesena che non ha da mangiare, da lavarsi, non è in grado di pagare affitto, bollette, acquistare vestiti e materiale scolastico per i propri figli. Sono nuovi poveri coloro che, prima dei lockdown, erano “acrobati” lungo il filo che distingue una famiglia che ce la fa da una povera. Persone che avevano lavori precari, stagionali, in nero, o i pensionati che slavoricchiavano per rimpinguare la pensione.

Ma soprattutto giovani. Tanti giovani, non solo minorenni che vivono in famiglie in difficoltà, ma anche maggiorenni che durante i lockdown non hanno avuto aperture al mondo del lavoro e sono costretti a vivere in casa coi genitori, magari anche loro già in condizioni precarie, e quindi più frustrati.

È il quadro che emerge dai racconti dei volontari delle varie associazioni che si occupano di portare pacchi alimentari a tante famiglie del territorio, da Cesenatico e fino Bagno di Romagna. Sono il Banco di solidarietà di Cesena, che in città segue 120 famiglie e a S.Piero altre 30 e altre 20 a Cervia; la S.Vincenzo di Cesena che ne segue addirittura 550, la papa Giovanni XXII che ne segue 260 fisse, più altre saltuarie, mentre 120 persone, ossia 30 nuclei familiari, sono seguite dalla S. Martirontino.

Seguono perché queste associazioni non si limitano a consegnare, una volta la settimana oppure una volta al mese, pacchi alimentari con prodotti freschi ed a lunga conservazione, generi di prima necessità; ma accompagnano queste famiglie in un percorso di ricerca della fuoriuscita dallo stato di povertà.

«Le differenze sociali col Covid si sono acuite. Chi prima era in una situazione di grave precarietà ora sta scivolando nella vera e propria povertà – ha detto Pierpaolo Bravin vicepresidente del Banco – Con Avsi abbiamo anche organizzato dei corsi di formazione personalizzati per migliorare le possibilità di lavoro di queste persone, come per una signora che è diventata pasticcera. Ora stiamo pagando un corso da Oss ad una ragazza di 23 anni madre single. Uno dei problemi per tante famiglie poi è la possibilità di far prendere la patente ai propri figli, perché costosa. E così abbiamo pagato il corso a 3 ragazzi».

La casa, il lavoro, il poter pagare le bollette sono i problemi principali per queste persone. «Un accompagnamento di formazione professionale è importantissimo. Ecco perché proponiamo all’amministrazione pubblica un tavolo dove aziende del territorio ed associazioni no profit possano diventare un canale per l’inserimento lavorativo di queste persone. È il lavoro che ridà loro la dignità che vogliono avere e che permette a loro di uscire da questa situazione di difficoltà» ha detto Milena Piraccini presidentessa del consiglio della S. Vincenzo. «Per mesi abbiamo segnalato una famiglia, con tre minori, in fase di sfratto e non si è trovata una soluzione finché non sono stati sotto un ponte – racconta Bravin – il 10% delle famiglie che seguiamo riescono ad uscire dalla situazione di difficoltà, ma il ricambio di quelle che entrano è in crescita. Con più fondi dalle amministrazioni si riuscirebbe a fare di più».

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